Fisco leggero e ricerca per il rilancio del Sud. E dell’intero Paese

Francesco Delzìo torna sulla questione meridionale: la crisi ha creato l’opportunità per chiedere a Bruxelles la creazione di una No Tax Area

Il prossimo anno sarà ancora difficile per il mercato del lavoro. Il Centro studi di Confindustria lascia poche speranze: solo dal 2012 le aziende riprenderanno ad assumere. Lentamente: i livelli di occupazione pre-recessione saranno raggiunti nel 2015. Brutte notizie, confermate dal primo rapporto sulla coesione sociale realizzato dall’Istat che registra la consistente crescita dei giovani “neet” (not in education, employment or training), ovvero di quelli che né studiano, né cercano lavoro.

Difficoltà economiche amplificate – in un rapporto perverso di causa-effetto – dalla questione meridionale. “Le previsioni per il Mezzogiorno sono nere anche per il 2012, lì la crisi sta diventando anti-ciclica, endemica”, dice Francesco Delzìo, autore di “Generazione Tuareg” e “La scossa- Sei proposte shock per la rinascita“.
“A proposito di neet – fa notare Delzìo – il Sud ha il primato europeo: un milione e duecentomila persone che non studiano e non cercano lavoro. Una situazione insostenibile, un segnale di mancato sviluppo che mette a repentaglio la crescita dell’intero Paese”.
Dunque il Sud come questione nazionale, come ostacolo alla crescita e alla ripresa.
“Il Paese è in difficoltà e ci sono segnali come la protesta degli studenti. La riforma dell’università è un pretesto, in realtà si sta consumando la rottura del patto generazionale. Una generazione sta pagando sulla propria pelle la flessibilità senza vantaggi. E senza riforme la frattura non può che peggiorare”.

Come ricomporre la frattura?
I giovani possono essere suddivisi in due categorie. La prima è composta da persone che vogliono rischiare. Per questi è necessario che siano messi a disposizione fondi di garanzia. In questo senso è positiva l’iniziativa realizzata dal ministro per la Gioventù, Giorgia Meloni, a sostegno dell’innovazione e dell’imprenditorialità giovanile.
Ma è solo un primo passo, mancano all’appello gli istituti di credito.

E per la seconda categoria?
L’altra metà è rappresentata da chi cerca un posto presso un’impresa. Qui la risposta passa dalla riduzione del costo del lavoro. Occorre ridurre il cuneo contributivo e fiscale. Certo, servono risorse, ma perché non recuperarle dagli incentivi discrezionali erogati alle imprese? Sono finanziamenti inutili, perché interessano investimenti che le imprese comunque farebbero.

Queste misure sono sufficienti per il rilancio del Mezzogiorno?
No. Al Sud manca la ricchezza privata. Bisogna fare arrivare capitali stranieri e nuovi investimenti attraverso la leva fiscale. Il Mezzogorno deve diventare una No Tax Area. Serve una battaglia politica per raggiungere questo obiettivo a Bruxelles. La crisi ha creato i presupposti per vincerla.
L’Irlanda, per fare un esempio, quando ha contrattato le condizioni del maxi prestito sul debito, è riuscita a ottenere il mantenimento delle agevolazioni fiscali per le imprese.

E poi l’innovazione. Puntare su almeno dieci centri poli universitari di ricerca. Per avere capitale umano ad alta preparazione scientifica tendenzialmente a basso costo: un altro incentivo per gli investimenti privati.

C’è chi sostiene che l’arrivo di capitali potrebbe favorire la criminalità organizzata.
E’ un alibi che non regge. Anzi lo sviluppo economico è l’arma migliore per contrastare il fenomeno. Insieme, naturalmente, ai controlli e a un’efficace azione preventiva. Su questo vorrei suggerire l’estensione della tracciabilità dei contratti di sub- fornitura. Attualmente è limitata solo alle aziende che vincono gli appalti. Estendere il controllo anche al reticolato delle imprese fornitrici potrebbe essere molto efficace nella lotta contro il crimine.

Fabio Cavallotti

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Fisco leggero e ricerca per il rilancio del Sud. E dell’intero Paese