Financial Times: “La guerra dei dazi Usa-Cina stritola la Germania”

L’indice di borsa tedesco (Dax) ha perso l’11% da gennaio ad oggi, divenendo il ‘ground zero’ della finanza globale

La guerra commerciale a colpi di dazi fra Gli Usa di Donald Trump e la Cina di Xi Jinping spaventano molti, compresa l’Italia che vede una buona parte dei propri prodotti a rischio. Ma c’è chi sta già pagando un prezzo tangibile, ed è la Gemania, il cui indice di borsa è sceso di oltre 10 punti da gennaio ad oggi.

Joachim Schallmayer, gestore di fondi per la banca di Francoforte Deka, sostiene sulle pagine del Financial Times che “l’attuale dibattito sul protezionismo sta intimidendo gli investitori nei confronti dell’azionariato germanico”, aggiungendo che i tempi in cui i titoli tedeschi rappresentavano un caposaldo della globalizzazione finanziaria sembrano essere ormai un bel ricordo.

Un altro investitore di Francoforte punta invece il dito contro la speculazione: alcuni hedge fund – dice – stanno usando le multinazionali tedesche come un “canarino nella miniera” degli scambi globali e scommettono contro di esse. Il fondo americano Bridgewater ad esempio, ha puntato 22 miliardi di dollari contro una trentina di grandi aziende europee, inclusa la Siemens.

Sono stati pochi gli analisti a prevedere il netto calo del Dax, in parte perché l’economia tedesca è ancora forte e la valutazione del mercato non appare eccessiva. Il Dax, composto da 30 titoli, scambia attualmente con multipli di 12,5 sulla proiezione degli utili, perfettamente in linea col suo trend storico ma di un quarto sotto il mercato statunitense. Il titolo Deutsche Bank ha perso il 10% la settimana scorsa, confermando la sua posizione di peggior titolo del 2018 e anche nell’industria automobilistica molti investitori stanno mettendo in dubbio la sostenibilità del modello di business tedesco.

Non esiste una singola ragione dietro agli attuali segnali di debolezza del Dax – si legge sempre sul quotidiano finanziario -, ma col mercato tedesco che registra ritardi rispetto ad ogni altro principale indice europeo, a eccezione dell’FTSE 100 in Inghilterra, si pone la pressante questione se, all’interno di questo scenario fragile, le prospettive di guadagno su queste aziende influiranno sulle offerte pubbliche iniziali a Francoforte.

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