Fiere italiane, l’impatto del Coronavirus su territori e Pmi

Ottenere misure e risorse a sostegno dell’impatto negativo che spostamenti e annullamenti dovuti all’emergenza Coronavirus stanno causando al settore e all’indotto. Questa la richiesta avanzata al Maeci dall’Associazione Esposizioni e Fiere Italiane (Aefi) che, con 36 enti fieristici associati e oltre 1000 manifestazioni all’anno, rappresenta gli interessi del sistema fieristico nazionale. 

L’IMPATTO DEL CORONAVIRUS SULLE FIERE

“A seguito dell’evolversi della situazione legata al Coronavirus, le date di alcune manifestazioni possono variare rispetto a quelle programmate anche con breve preavviso”. L’avvertimento iniziale che compare agli utenti aprendo il sito dell’Aefi fornisce subito un quadro della situazione. Da un’indagine effettuata dall’Associazione è emerso che sono 71 le manifestazioni posticipate, 28 a carattere internazionale e 43 nazionale, e 22 quelle cancellate. Queste sono concentrate principalmente in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, regioni maggiormente colpite dal virus e nelle quali ogni anno hanno luogo la maggior parte delle fiere organizzate dagli associati Aefi. Ad aggravare lo scenario – come sottolinea il presidente dell’Aefi Giovanni Laezza – vi è il fatto che “febbraio, marzo e aprile sono mesi di alta stagione per il settore con una elevata concentrazione di eventi”. Attualmente – fa sapere il Presidente dell’Associazione –  “tutti gli associati Aefi hanno seguito scrupolosamente le disposizioni sanitarie contenute nelle ordinanze emesse, a seguito dell’epidemia nel nostro Paese, dalle autorità locali e nazionali per tutelare la salute dei cittadini e contenere l’espansione del virus. E, considerando anche le tempistiche necessarie per le operazioni di allestimento, disallestimento e logistica, hanno deciso di posticipare alcuni eventi”. Tuttavia, avverte, Laezza “il numero di manifestazioni rinviate potrebbe variare nelle prossime settimane, in base all’evoluzione della situazione e alla durata dell’emergenza”. Altre, inoltre, potrebbero essere annullate per l’impossibilità di inserirle nel calendario fieristico dei prossimi mesi. Una situazione che, per l’Aefi, in assenza di interventi urgenti potrebbe minacciare la sopravvivenza del settore. Laezza ha sottolineato come, in tale situazione dove la tutela della salute resta una priorità, la scelta della maggior parte degli enti associati di rinviare e ricalendarizzare le manifestazioni sia quella che permette di contenere il danno economico. “Siamo consapevoli – ha affermato il Presidente dell’Aefi – dell’impatto che il rallentamento dell’attività causerà, anche perché ciascuna manifestazione si inserisce in un calendario internazionale del proprio settore di riferimento. Uscire da questo calendario, non è positivo, ma certamente la riprogrammazione di un evento rappresenta un segnale di fiducia nel futuro”.

IL PIANO DELL’AEFI

Nell’interesse del comparto, per recuperare l’immagine e portare visitatori internazionali alle nostre manifestazioni, – sottolinea l’Aefi – è necessario potenziare il Piano Made in Italy riservando maggiori risorse alle fiere italiane. Nel dettaglio si tratta di incentivare le imprese, attraverso il credito d’imposta – già previsto dal Decreto Crescita e rifinanziato dalla legge di Bilancio –, alla partecipazione alle fiere internazionali italiane rendendo subito note le regole applicative; e riservare alle manifestazioni fieristiche in Italia tutte le risorse possibili, anche con utilizzo temporaneo dei fondi destinati alla partecipazione alle fiere all’estero.
“Auspichiamo che le nostre richieste vengano accolte nella stesura definitiva del Piano Straordinario per il Made in Italy”, ha commentato Laezza. Oltre al potenziamento del Piano, l’Aefi chiede anche ammortizzatori sociali per il personale dei quartieri fieristici; la moratoria rispetto ai mutui; la possibilità di rimodulare i pagamenti di tasse e tributi; la facilitazione di accesso al credito e la soluzione di alcuni problemi strutturali come l’Imu per i quartieri di cui da decenni ormai il settore sottolinea l’iniquità.

I NUMERI DEL SETTORE

Le fiere italiane rappresentano una leva strategica della politica industriale del nostro Paese e – secondo i numeri diffusi dall’Aefi – ogni anno coinvolgono circa 200mila espositori e 20 milioni di visitatori, generando affari per 60 miliardi di euro e dando origine al 50% delle esportazioni delle imprese che vi partecipano. Le fiere hanno una valenza enorme anche per l’occupazione e per l’indotto generato sui territori. Da una ricerca del 2018 emerge infatti che 1 euro investito nelle fiere genera 2 euro di indotto diretto e 8 euro di indotto indiretto. “Non dobbiamo dimenticare – ha affermato il Presidente dell’Aefi – che per il 75,4% delle imprese italiane, le fiere rappresentano uno strumento indispensabile, a costi contenuti, per la promozione e la diffusione dei loro prodotti, sia sul mercato interno che all’estero, e per la crescita del business”.

LE MISURE DEL GOVERNO

Come annunciato dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, l’Ice rimborserà alle aziende il 100% delle spese sostenute per la partecipazione a fiere che sono state rimandate, annullate o organizzate in Paesi nei quali non hanno potuto avere accesso. Inoltre fino al marzo 2021 le aziende italiane potranno partecipare alle iniziative all’estero dell’ Ice senza versare la quota di partecipazione.

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