Fed vuole evitare doppia recessione. Powell pronto a confermare aiuti a valanga

La Fed è pronta a confermare tutti i possibili aiuti all’economia che si renderanno necessari per evitare una recessione a “W”, termine che sta ad indicare una doppia recessione, lo scenario peggiore che si possa prospettare per l’economia, ed il dilagare della disoccupazione. Stasera, il Board di politica monetaria della Federal Reserve americana annuncerà le sue decisioni, anche se ieri la banca centrale statunitense ha già confermato il massiccio piano di prestiti all’economia (famiglie,imprese, enti ecc.) sino alla fine del 2020.

La scadenza era precedentemente fissata al 30 settembre, ma l’andamento dei contagi USA, la crescita stentata e l’ipotesi di nuove ondate epidemiche e conseguenti lockdown non consentono al momento di pensare ad un ritiro degli stimoli.

Le decisioni attese

Non sono attese altre decisioni dal comitato di politica monetaria (FOMC), che dovrebbe anche confermare l’intenzione di lasciare i tassi di interesse fermi in una banda dello 0-0,25% per i prossimi due anni.

La Fed sicuramente prenderà atto della situazione complessa in cui versa l’economia americana e quella mondiale, del fatto che interi settori sono in profonda crisi (turismo, oil ecc.) e della disoccupazione che resta a livelli elevatissimi. Un outlook più pessimista di quello palesato a giugno è ciò gli analisti attendono dal FOMC, ma Powell potrebbe anche tornare a sollecitare misure fiscali aggiuntive, sottolineando che la politica monetaria non più fare più di così, avendo inondato (qualcuno direbbe drogato) i mercati e l’economia di liquidità.

Il Congresso, in effetti, sta studiando un nuovo pacchetto di aiuti da 1.000 miliardi di dollari, in gran parte destinati a favore la ripresa delle attività scolastiche. Il piano, su cui i Repubblicani hanno trovato l’intesa, è ora in discussione “a porte chiuse” con l’opposizione e dovrebbe essere approvato nei prossimi giorni.

E la reazione dei mercati

Se questo sarà l’esito della due giorni di politica monetaria, è attesa una ulteriore crescita del mercato azionario, unita ad un nuovo exploit del prezzo dell’oro, che dalle politiche riceve sempre uno spunto rialzista. Il metallo prezioso è la vera star degli ultimi giorni ed ha toccato un massimo a 1.980 dollari, appena sotto i fatidici 2.000 dollari, mai raggiunti nella storia.

Per il resto, i rendimenti dell’obbligazionario sono ai minimi ed il dollaro non potrà che deprezzarsi ancora sulla previsione di una politica espansiva per un lungo periodo di tempo.

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