FED inaugura stagione della flessibilità. Che farà la BCE?

Nel mese di gennaio, prima dello scoppio della pandemia, la banca centrale dell'Eurozona aveva avviato un'ampia revisione delle strategie di politica monetaria

Crolla anche il muro fin qui granitico del 2% – finora visto dalla Federal Reserve come soglia target di politica monetaria per l’inflazione, oltre la quale sarebbe opportuno alzare i tassi per non far surriscaldare l’economia.

 

A dare l’annuncio storico che segna di fatto il cambio di strategia, è stato ieri il Presidente Powell che  con il suo discorso, quanto mai atteso da mercati e investitori, ha dato il via al simposio di Jackson Hole, (quest’anno in versione virtuale in scia all’emergenza sanitaria del coronavirus ), uno degli appuntamenti economici più attesi e importanti dell’anno, spesso come stavolta utilizzato dai banchieri centrali per mandare messaggi di politica monetaria. La Federal Reserve, dunque, cambia il suo obiettivo di inflazione: non sarà più il 2% fisso, ma il 2% nella media. 

 

Che farà ora la Banca Centrale Europea? L’esplosione della pandemia, infatti, ha cambiato le carte in tavola stimolando  una rapida reazione di tipo espansivo per entrambe le banche centrali, come ad esempio non era avvenuto durante la crisi del 2008.

 

Anzitutto, per comprendere i diversi tipi di approccio, occorre partire dagli obiettivi di politica monetaria ad esse assegnati. Mandati simili che però non coincidono. Se. infatti, nel caso della Fed i target sono (1) massima occupazione, il che significa che tutti gli americani che vogliono lavorare abbiano un’occupazione lucrativa e (2) prezzi stabili per i beni e servizi che tutti acquistiamo. 

 

L’articolo 127 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea affida alla BCE l’obiettivo prioritario della stabilità dei prezzi. Nello scorso mese di febbraio, prima che la pandemia travolgesse le economie europee, Bloomberg riferiva che la BCE avrebbe potuto annunciare entro luglio una revisione del target di inflazione, l’indicatore sul quale, appunto,  l’Istituto di Francoforte basa le sue decisioni sui tassi d’interesse e sulla politica monetaria.

 

Attualmente, il target è attorno al 2%, livello che garantisce la stabilità dei prezzi, che è alla base del mandato della BCE e delle conseguenti decisioni di politica monetaria.

 

Nel mese di gennaio, la banca centrale dell’Eurozona guidata da Christine Lagarde aveva inoltre avviato un’ampia revisione delle strategie di politica monetaria, non solo in termini di strumenti ed obiettivi, ma tenendo conto anche delle modalità comunicative, dei diversi modelli macroeconomici e dei nuovi elementi in grado di condizionare l’economia (cambiamenti climatici, digitalizzazione, globalizzazione).

 

“La revisione della strategia di politica monetaria della BCE includerà la formulazione quantitativa della stabilità dei prezzi, gli strumenti di politica monetaria, l’analisi economica e monetaria e la comunicazione. In questo processo, saranno considerati anche altri aspetti come come la stabilità finanziaria, l’occupazione e la sostenibilità ambientale. Il processo dovrebbe concludersi entro la fine del 2020“, si leggeva nella nota rilasciata lo scorso 23 gennaio dall’istituto centrale guidato da Christine Lagarde in cui si sottolinea che il riesame della strategia “si baserà su un’analisi accurata e sarà affrontato con spirito di apertura, coinvolgendo tutte le parti interessate”.  

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