Fase 2 non decolla, gelo tra Premier Conte e Colao

Inizialmente previsto entro la settimana, l'intervento del Presidente del Consiglio potrebbe slittare a domenica o, al più tardi, lunedì

Palazzo Chigi smentisce ma le voci che circolano con sempre maggior insistenza nelle ultime ore raccontano di un gelo crescente tra il Premier Conte e il capo della Task Force Colao la cui relazione sarebbe stata definita Quattro pagine fatte soprattutto di indicazioni generiche” almeno secondo quanto riferisce fonte di governo di primo piano del Movimento.

Sia chiaro, ci muoviamo nel campo dei rumors, quindi il condizionale resta d’obbligo ma alcuni indizi confermerebbero la tesi che tra i due non ci sia particolare simpatia, nonostante il manager continua a giurare che non ha alcuna intenzione di soffiare la poltrona di Giuseppe Conte.

QUANDO PARLA CONTE? Ad inizio settimana, il Presidente del Consiglio aveva annunciato che avrebbe parlato agli italiani per comunicare quello che ha lui stesso definito un piano “articolato e complesso” per la ripresa, in vista della scadenza del prossimo DPCM, il prossimo 4 maggio che corrisponderà con l’allentamento delle misure. In tanti avevano ipotizzato un intervento nella serata di ieri che non c’è stato.

Altrettanto difficile che parli oggi, 25 aprile, una ricorrenza che – secondo alcune fonti – dovrebbe essere lasciato fuori da un dibattito che ha comunque implicazioni politiche. Ecco che la data giusta potrebbe essere quella di domani, domenica 26 o al più tardi lunedì 27 aprile. Sempre che si riesca a trovare la quadra. 

Ma c’è anche un altro dettaglio, non di secondo piano: Colao avrebbe voluto illustrare pubblicamente il piano per la ripartenza, in prima persona. E, anche qui, sarebbe arrivato l’altolà di Conte che ora più vuole tenere il pallino in mano e restare al centro della scena.

I NUMERI SHOCK DEL DEF – Ieri, intanto, il Governo ha varato il DEF: è una fotografia drammatica quella che racconta, attraverso i primi numeri ufficiali, l’impatto devastante della pandemia di coronavirus che ha travolto il nostro Paese prima dal punto di vista sanitario e subito dopo economico.

PIL in calo di 8 punti che potrebbero arrivare a 10 in caso di “recrudescenza dell’epidemia”, disoccupazione in aumento dal 10 all’11,6%, deficit che vola al 10,4% del PIL, debito fino al 155% del prodotto interno lordo: queste le previsioni messe nero su bianco nel Documento di economia e finanza con il Governo che chiederà al Parlamento altro deficit aggiuntivo: 55 miliardi che si sommano ai precedenti 25 per il Cura Italia. 

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