Fase 2 ancora lontana. Ma cosa accadrà a fine isolamento?

Nessuna riapertura dopo Pasquetta, come si pensava da alcuni giorni, perché la curva dei contagi, che ha appena iniziato un lieve rallentamento, può alzarsi al primo cedimento, riprendendo a crescere.

La sospirata Fase 2 deve attendere, almeno sino a maggio, a causa del persistere di rischi di carattere sanitario, chiaramente illustrato dal Comitato scientifico al Premier Conte, che sta maturando l’ipotesi di prolungare il lockdown.

Nessuna riapertura dopo Pasquetta, come si pensava da alcuni giorni, perché la curva dei contagi, che ha appena iniziato un lieve rallentamento, può alzarsi al primo cedimento, riprendendo a crescere. Il Dpcm atteso per venerdì, il famoso decreto di aprile, pertanto, dovrebbe confermare il lockdown per altri 15 giorni, tempo che la maggioranza userà anche studiare come ripartire. Ma cosa accadrà dopo?

Imprese premono per la riapertura

Sono aumentate le pressioni delle imprese, ormai allo stremo, e certamente sarà impossibile fermare il motore del Paese per troppo tempo, ma serve un piano in grado di unire sicurezza e produttività, come hanno chiesto anche i sindacati a Conte.

L’idea del governo è di iniziare a riaprire le aziende che sono legate alle filiere strategiche (alimentari, farmaceutica e sanitaria) utilizzando i codici Ateco: allo stesso tempo, dovrebbe ripartire anche la manifattura, cuore pulsante dell’economia italiana, a iniziare da meccanica, edilizia e commercio, specie all’ingrosso.

Ripartenza graduale a seconda del codice “rischio”

 

Strumento principe della Fase 2 è l’indice di rischio, tabella che l’Inail sta mettendo a punto e che mappa tutte le attività lavorative definendole in base al rischio (basso, medio e alto) e individuando, per ogni livello, adeguate misure di protezione e distanziamento sociale.

A ciò si aggiungono i nuovi protocolli Inail: a partire da turni più brevi e con personale ridotto, in modo da garantire la distanza di sicurezza; uso della mascherina per tutta la durata del turno se non è possibile mantenere il distanziamento; controlli della temperatura a ogni inizio turno e stop a chi ha 37.5 di temperatura; nuove procedure per i fornitori per eliminare ogni contatto diretto; sanificazione regolare dei locali, uffici compresi.

Ovviamente si continuerà a utilizzare smart working e gli ammortizzatori sociali, ma si dovrà anche potenziare il trasporto pubblico, per evitare assembramenti su bus e treni.

Privati liberi con prudenza

Nella vita privata finirà la quarantena, ma con molti paletti: dalle lunghe file per accedere ai negozi (un’abitudine ormai acquisita per entrare al supermercato) al distanziamento sociale nei luoghi pubblici, bar, ristoranti e così via, con rigorose norme sulla distanza di sicurezza e, nel caso della ristorazione, sul numero di coperti giornaliero.

La riapertura di ristoranti o parrucchieri imporrà anche l’istituto dell’appuntamento obbligatorio, proprio per evitare affollamenti negli esercizio commerciali.

Uno su tutti l’amica mascherina, che accompagnerà la vita di tutti i giorni, al lavoro ed a fare la spesa, al parco ed in tutti i luoghi pubblici.

E per le scuole?

L’ipotesi di rientro il 18 maggio sembra quanto mai improbabile, ma in ogni caso si valutano varie ipotesi, grazie anche alle migliaia di assunzioni promesse dal governo. A maggio o settembre la prudenza sarà obbligatoria e le classi “pollaio” saranno letteralmente bandite.

Molto probabile una divisione delle classi in minor numero, laddove l’Istituto abbia lo spazio necessario per poter creare nuove classi, ed in caso di limiti strutturali, via ai turni alterni (mattina/pomeriggio) e fine del tempo pieno.

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