Fare affari in Italia è più difficile che in Mongolia. Sempre più giù nella classifica della competività mondiale

Siamo all'87° posto su 183 paesi e perdiamo quattro posizioni rispetto a un anno fa. Le nostre zavorre sono soprattutto il peso delle tasse e la durata dei processi

Se foste a capo di una multinazionale che deve scegliere dove aprire una nuova sede, prima dell’Italia puntereste sulla Mongolia, lo Zambia o l’Albania. Sono tutti paesi che vengono prima di noi nella famosa classifica “Doing Business” della Banca Mondiale di cui è appena stata pubblicata l’edizione 2012. Si tratta di una delle più autorevoli valutazioni sulla competitività economica dei singoli Stati. Il nostro paese si colloca all’87° posto su un elenco di 183 Stati e perde 4 posizioni rispetto allo scorso anno (era 83°).

E’ il risultato – piuttosto sconfortante – dell’analisi della nostra economia sulla base di dieci parametri che condizionano l’insediamento e lo sviluppo di un business in un determinato paese. In pratica la Banca Mondiale valuta nel dettaglio tempi, costi e procedure per:

1. l’avvio di un’attività economica,
2. i permessi per costruire,
3. i contratti per le forniture di energia,
4. la registrazione delle proprietà immobiliari,
5. l’accesso al credito,
6. la tutela degli investitori e degli azionisti,
7. il prelievo fiscale,
8. l’import-export,
9. la tutela legale,
10. le procedure fallimentari.

Dalla valutazione complessiva di questi dieci fattori risulta che il paese in cui conviene di più intraprendere un’attività è Singapore, seguito da Hong Kong, la Nuova Zelanda e gli Usa. Tutte le nazioni europee, comprese quelle del blocco ex-sovietico, vengono prima di noi, con l’unica eccezione della Grecia, che è al collasso economico e in 100a posizione. La Gran Bretagna è 7a nella graduatoria mondiale, la Germania 19a,  la Francia 29a, la Spagna 44a, tanto per citare qualche economia “vicina”. Chiude la classifica una lunga serie di paesi africani, ultimo dei quali è il Ciad.

Perché siamo caduti così in basso?

Ma cosa tira l’Italia così in basso? Esaminando i singoli parametri scopriamo che il nostro paese perde terreno in 7 su 10. Per esempio passa dal 67° al 77° posto per l’avvio di un’attività economica. Ma le vere zavorre per gli investimenti sono il sistema fiscale e la tutela legale. Nel peso delle tasse siamo in 134a posizione su 187 (ne abbiamo perse 3 dall’anno scorso).

Ma il voto peggiore in assoluto lo prendiamo nella tutela giuridica dei contratti: siamo al 158° posto nel mondo. Da noi ci vogliono in media 1.210 giorni per portare a termine una causa commerciale (contro i 518 della media Ocse) con un costo che è del 30% del valore della causa stessa. Come si domanda Michele Vietti, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, nel suo recente libro pubblicato dall’Università Bocconi, “che attrattiva può avere un paese che, al netto degli altri fattori di valutazione (costo del lavoro, infrastrutture, burocrazia, mercato del credito ecc.) non garantisce all’imprenditore straniero la tutela giuridica effettiva dei suoi interessi?”. (A.D.M.)

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