Facebook ‘copia’ un’app italiana: 3,8 milioni di euro a un’azienda di Milano

Risarcimento salato per Facebook. La Corte d'Appello di Milano ha dato ragione alla Business Competence: la sentenza di secondo grado è immediatamente esecutiva

La sezione specializzata in materia d’impresa della Corte d’Appello di Milano ha stabilito che Facebook dovrà provvedere a versare un risarcimento milionario alla Business Competence, società milanese specializzata nello sviluppo di software. L’accusa è quella di aver copiato un’app: rispetto alla sentenza di primo grado, la somma è più che decuplicata. Mark Zuckerberg infatti dovrà corrispondere all’azienda di Cassina De’ Pecchi 3,8 milioni di euro.

Facebook ‘copia’ un’app italiana: 3,8 milioni di euro alla Business Competence di Milano

L’app copiata da Facebook consente agli utenti di trovare negozi, locali e ristoranti di loro interesse tramite la geolocalizzazione. Secondo i giudici del Tribunale di Milano, però, Mark Zuckerberg avrebbe preso l’idea da un’app della Business Competence, società del capoluogo lombardo: nel 2019 la sentenza di primo grado aveva condannato il colosso web a corrispondere 350 mila euro più 90 mila euro per le spese legali.

La sentenza della Corte d’Appello, però, ha fatto schizzare il risarcimento fino a 3,8 milioni di euro. Sentenza immediatamente esecutiva. A stabilire il valore delle perdite comunque sono stati dei consulenti tecnici.

L’accusa a Facebook e il motivo della maxi cifra

L’app della Business Competence si chiama Faround. Secondo i giudici la funzione Nearby Places di Facebook è del tutto sovrapponibile, e le differente tra le due applicazioni non sono significative. Inoltre, la Corte ha appurato che il lancio dell’applicazione di Facebook, sulla cui piattaforma nel 2012 la Business Competence aveva ottenuto l’accesso come sviluppatore indipendente di app, ha impedito all’applicazione Faround di conseguire qualunque ricavo.

In sostanza, secondo i giudici non esistono prove che Nearby Places sia stata sviluppata in modo autonomo da Facebook rispetto a Faround. Tale assenza di prove dimostrerebbe “un’appropriazione parassitaria di investimenti altrui per la creazione di un’opera dotata di rilevante valore economico”. Sul procedimento di merito pende ancora un ricorso per Cassazione.

Rispetto alla sentenza di primo grado, il collegio BonarettiMeroniBaccolini ha stabilito, in base a una consulenza tecnica, che la società di Cassina de’ Pecchi, ha subito un danno economico pari a 3.831.000 euro, non solo in relazione agli investimenti fatti per sviluppare l’app, ma anche per le presunte mancate “royalties” e il “terminal value”.

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