Europa: la pirateria informatica costerà un milione di posti di lavoro

Lo dice uno studio commissionato dalla International Chamber of Commerce. Verità o allarmismo pro-lobby?

L’aumento del file-sharing illegale potrebbe costare ai Paesi europei la perdita di 1 milione e 200mila posti di lavoro e di 240 miliardi di euro.
Lo dice uno studio commissionato a TERA Consultants dalla International Chamber of Commerce e dai sindacati europei; una ricerca che ha analizzato l’impatto della pirateria informatica in Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna.

Gli attivisti che si battono per la libera condivisione e la privacy sul web descrivono invece il rapporto come “propaganda aziendale“.
Chi ha ragione?

Secondo il rapporto, nel 2008 le industrie europee della creatività (cinema, musica, tv e software), hanno contribuito al Pil continentale per il 6,9% – circa 860 miliardi –  con il 6,5% dell’occupazione: 14,4 milioni di lavoratori.
Nello stesso anno, sono andati persi 10 miliardi e 186mila posti di lavoro.
Se si ipotizza uno scenario che vede un aumento annuale di traffico web del 24%, entro il 2015 andranno in fumo 240 miliardi di euro e 1,2 milioni di posti di lavoro in tutta Europa.

Secondo Agnete Haaland, presidente dell’International Actors’ Federation (tra le organizzazioni promotrici della ricerca), la chiave per sconfiggere il fenomeno è l’educazione: “Non dobbiamo più parlare di ‘pirateria‘. Per me la pirateria è qualcosa di avventuroso, mi fa pensare a Johnny Depp.
Ma stiamo parlando di un crimine. Stiamo parlando di qualcosa che impedisce di trarre di che vivere da ciò che si fa.”

Molto più prosaicamente, lo studio capita a fagiolo in vista del prossimo voto del Parlamento europeo sul rapporto Gallo. Si tratta di un progetto di normativa che punta al rafforzamento della proprietà intellettuale nell’Unione e che si scontra con l’opposizione dei gruppi per i diritti civili.
Jim Killock, direttore esecutivo dell’Open Rights Group, dice per esempio: “Sono stufo di ascoltare la propaganda delle industrie volta a giustificare intrusioni nei nostri diritti d’espressione, privacy ed equo processo.”
Killock si dice scandalizzato anche per l’adesione del mondo sindacale alla linea industriale.
E la stessa Marielle Gallo, relatrice del progetto, riconosce che sarà dura far passare regole più severe, perché molti gruppi parlamentari vi si oppongono.

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