Eurocrisi, cresce solo la Germania. Renzi: “Ma niente manovre correttive”

I dati Istat vedono ferme Francia e Italia. Bene solo i tedeschi, che però non trainano

La doccia fredda è arrivata coi dati pubblicati dall’Istat sull’andamento dell’Eurozona nel primo trimestre 2014: l’Italia vede il proprio pil diminuire dello 0,1%, la Francia è ferma, l’intera Eurozona cresce solo dello 0,2% (contro lo 0,4% delle previsioni), a crescere poderosamente è solo la Germania, che ha messo a segno un robusto +0,8%. Ma non abbastanza per fare la locomotiva d’Europa, facendo di fatto ripartire il tormentone sull’eccesso di export tedesco che finirebbe per frenare la crescita del resto del continente.
 
ALCUNE POSSIBILI SPIEGAZIONI – Stante il dato negativo per l’Italia, c’è chi ha provato ad analizzare i numeri tenendo conto del contesto. Mario Deaglio, dalle pagine de La Stampa, ha per esempio messo sotto la lente d’ingrandimento i dati riguardanti il fabbisogno energetico, che in un inverno tendenzialmente mite come quello appena trascorso sono letteralmente crollati (-9,3%) andando evidentemente ad impattare sul pil. L’altro dato che aiuta a spiegare la stagnazione di fatto degli ultimi 6 mesi è quello relativo al crollo strutturale dell’edilizia. Scorporando il dato dell’energia, la ripresa della manifattura è attestata però su un incoraggiante 1,7%, che riflette una crescita della domanda interna di consumi (bene il fatturato e gli investimenti). Resta che la frenata incide sui conti dello Stato e sugli obiettivi di finanza pubblica: già quest’anno, il rapporto tra disavanzo e Pil salirebbe allora al 2,8 per cento, invece del 2,6 dello scenario base.
 
LE REAZIONI – Anche fra gli economisti le reazioni sono di segno diverso. C’è chi parla di rimbalzo prevedibile con conseguente rialzo nei prossimi mesi, e chi come Fedele De Novellis del Ref di Milano presenta il concreto rischio che "il potenziale di crescita del Paese tenda a zero e che imprese e famiglie siano rassegnate". Ma ce n’è ovviamente anche per Francoforte, specie nelle parole di Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma: "Il ristagno è pricipalmente causa dell’eccesso di austerità, urge che a Francoforte si prendano decisioni di stimolo significativo quanto meno sul fronte monetario".
 
RENZI: "NESSUNA MANOVRA CORRETTIVA" – Servirà una manovra? Matteo Renzi resta ottimista (“non mi esalto per un + 01,1%, non mi deprimo per un -0,1″); il ministro dell’Economia Padoan confessa che un po’ se l’aspettava. A guardare gli impegni (in particolare il pareggio di bilancio del 2016), il calo ha un significato preciso: una manovra strutturale aggiuntiva da 5 miliardi. Non per il governo che smentisce categoricamente la volontà di farvi ricorso, contando su una significativa accelerazione dei consumi grazie al bonus Renzi e ai pagamenti dei crediti della Pa.
 
TRICHET: "L’EURO UN INNEGABILE SUCCESSO" – Intanto fanno discutere le dichiarazioni del 72enne banchiere francese Jean-Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea dal 2003 al 2011, che ha definito l’Euro un "innegabile successo" elencando quelli che a suo avviso sono i veri punti deboli del sistema:
1) Il non rispetto del patto di stabilità nel 2003, quando Francia, Germania e Italia, decidono di non applicarlo a se stessi nonostante i richiami di Commissione e BCE: hanno dato il cattivo esempio agli altri con le gravi conseguenze che tutti ora conosciamo, vidi Portogallo e Grecia.
2) È mancata la sorveglianza sulla competitività e sui grandi equilibri interni ed esterni, nonostante gli avvertimenti della BCE ,dopo il 2005, sugli squilibri di competitività all’interno della zona euro (due sbagli poi corretti, nota Trichet).
3) l’assenza di un’unione bancaria, la crisi ha dimostrato l’esistenza di una strettissima relazione fra la credibilità del settore bancario di un Paese e quella dello stesso Stato. Oggi l’Unione bancaria serve proprio a fare in modo che le banche non dipendano più dalla credibilità degli Stati di appartenenza.
4) ultima debolezza: mancanza di strumenti di gestione della crisi da usare nei mesi dell’emergenza.
 
Si tratta però dello stesso Trichet che nel 2007, due mesi prima dell’inizio della crisi originata dai famigerati mutui subprime, aumentò il costo del denaro per il "pericolo inflazionistico".

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