Eurobond, paradosso Olanda: falco in Europa, colomba in casa propria

La strana logica del Paradiso fiscale che predica, fuori dai confini, il rigorismo 

Cresce la tensione in vista della riunione del Consiglio Europeo in programma il prossimo 23 aprile, da molti già ribattezzato il “secondo tempo” della delicatissima partita che l’Italia, ma non solo, sta giocando con l’Europa – chiamato a formalizzare l’indirizzo politico sui nuovi strumenti finanziari anti-covid a livello comunitario dopo la riunione dell’Eurogruppo dello scorso 10 aprile che ha gettato le basi di un primo accordo informale fra i Ministri delle Finanze dei Paesi dell’areo euro.

L’ASSIST DI MACRON – L’Italia continua a spingere con decisione  nella direzione degli Eurobond, forte dell’endorsement del Presidente francese Macron che proprio ieri, intervistato dal Financial Times, insistendo sulla necessità di creare un fondo europeo di rinascita delle economie post crisi, è tornato a ribadire che questo è il “momento della verità, oltre che il “tempo della solidarietà”. Altrimenti “l’Europa collasserà”, mostrando il fianco ai populisti che prima o poi avranno la meglio.  Continua, dunque, il  pressing su Germania e, ancora di più Olanda, granitica nella sua posizione contro gli eurobond.

OLANDA FALCO E COLOMBA – Olanda paladina dei paesi virtuosi, penseranno in molti, esempio di rigore e trasparenza. Eppure non è così. Nella più classica logica del “predicare bene e razzolare male”, quello dell’Olanda, infatti, ha tutti i tratti di un fin troppo facile rigorismo che, però, nasconde più di qualche magagna. 

Il primo affondo è arrivato direttamente dalla Vice Ministra dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, con un post su Facebook: “in Europa ci sono dei paradisi fiscali, anche se ogni tanto alcuni stati si dimenticano di far parte di questa ‘categoria’. Il tema che, quanto prima, dovremo affrontare a livello europeo è quello delle politiche fiscali attuate da ciascuno dei Paesi dell’Unione. È chiaro che differenti politiche fiscali, quando il mercato è unico, portano a delle ‘storture” che privilegiano alcuni Paesi e ne penalizzano altri”.
“Stando ad alcuni studi, sarebbero circa 23 i miliardi di euro di profitti, realizzati nel nostro Paese, spostati in stati con una tassazione più favorevole. Il risultato è una perdita di gettito per il Fisco italiano di circa 7 miliardi di euro – spiega la Viceministra Castelli – un’Europa che giustamente denuncia la presenza di paradisi fiscali in giro per il mondo, non può permettere che questo meccanismo venga replicato all’interno dell’Unione concedendo, di fatto, vantaggi per alcuni Stati e svantaggi per altri”. 

PARADISO E INFERNO – Gran parte degli analisti concordano nel sostenere che l’ordinamento tributario olandese è particolarmente “generoso”, così tanto che potrebbe essere considerato alla stregua di altre nazioni finite nella black list dell’OCSE dei Paradisi Fiscali. Lo testimonia la lunga lista di aziende che decidono di spostare la loro sede legale e fiscale dal Paese d’origine proprio in Olanda. Una scelta fatta, solo per restare in casa nostra da FCA, Exor e Mediaset e che si significa per l’erario mancate entrate fiscali di  miliardi e miliardi. 

Senza contare che l’Olanda è tra i Paesi europei più attivi sul fronte del Tax Ruling, strumento che consente a un Governo di sottoscrivere un accordo con un’azienda o una holding per determinare la base imponibile e altri accordi fiscali.

Secondo gli esperti di Tax Justice, solo considerando il trasferimento dei profitti europei delle multinazionali americane verso i Paesi Bassi, al Vecchio continente mancano almeno 10 miliardi di dollari l’anno, 1,5 solo all’Italia. 

Il giochino è piuttosto semplice e anche noi ne siamo parte attiva, seppur inconsapevoli. Ogni volta ad esempio che paghiamo un caffè da Starbucks in Italia o con le prenotazioni via Booking o con decine di multinazionale americane che lavorano in Europa: la filiale italiana deve versare alla società olandese un royalty per l’utilizzo del marchio. Di fatto, gli utili in Italia diminuiscono, mentre aumentano quelli del Paese dei tulipani.

Sullo sfondo, un enorme paradosso: l’ Unione europea rischia di collassare proprio a causa dell’intransigenza di uno dei Paesi che più beneficia del meccanismo comunitario giocando sulla libera circolazione dei capitali e – di conseguenza – sulla possibilità per le multinazionali di spostare gli utili dove meglio credono.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Eurobond, paradosso Olanda: falco in Europa, colomba in casa propria