L’euro non c’entra con il carovita – La moneta unica non è colpevole delle speculazioni e dei ritardi del paese

La moneta unica non è colpevole delle speculazioni e dei ritardi del paese

 

La valuta europea non ha influito sul costo della vita. Lo ha detto qualche giorno fa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rispondendo alle domande degli studenti, in piazza Campidoglio, in occasione della manifestazione per celebrare i 50 anni della firma dei Trattati di Roma.

L’affermazione ha immediatamente suscitato reazioni polemiche, soprattutto delle associazioni dei consumatori e, in generale, dei cittadini alle prese con stipendi sempre più magri.
Ad onor del vero il presidente ha sì scagionato la moneta unica, ma ha anche fatto riferimento alle speculazioni e all’insufficienza delle nostre strutture.

Il dibattito sugli effetti dell’euro è ancora aperto. La moneta unica per molti è una ferita aperta, nelle tasche, nel portafoglio, che non vuole saperne di rimagirnarsi.

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QUALCOSA E’ CAMBIATO

Sull’argomento c’è  un libro di qualche anno fa intitolato “Euro la rapina del secolo“, di Michele Gambino. Un pesante j’accuse sulle speculazioni avvenute e su ciò che non è stato fatto per impedire rincari e arrotondamenti. Secondo l’autore i grandi beneficiari del cambio sono stati i “produttori di prezzo“, cioè chi ha potuto rispondere direttamente ai rincari, aumentando il prezzo dei prodotti venduti o dei servizi erogati. Di questo felice gruppo fanno parte avvocati e commercialisti. Molti negozianti e tanti artigiani. Ad uscire con le ossa rotte sono tutti coloro che il prezzo lo hanno subito. Ovvero i lavoratori dipendenti. Tutti, a tempo indeterminato e precari.

La valuta europea deve essere assolta. Sotto accusa dovrebbe essere messo chi ha regolarmente omesso ogni genere di controllo. Una grande responsabilità è da addossare al governo Berlusconi che non si è mai impegnato attivamente per evitare i rincari. Dopo le elezioni politiche del maggio 2001 non si è voluto, per esempio, istituire un osservatorio per monitoraggio sui prezzi.

Sotto accusa magari ci dovrebbe finire anche la bassa diffusione dei supermercati – che, di fatto, hanno garantito prezzi calmierati – e la miriade di negozi che hanno spesso praticato forme tacite di cartello, spingendo all’insù i prezzi.

Dunque si torna, così, da dove si era partiti. Il paese con l’euro ha pagato con un conto salato la propria arretratezza e i propri ritardi strutturali. Ritardi che sono sempre legati alla strenua difesa di rendite di posizione di pochi. Ed è per questo che il conto salato lo paga la maggioranza dei cittadini.

Fabio Cavallotti

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