Euribor, l’indice che decide il tasso dei mutui è in caduta libera. Cosa cambia per chi compra casa

Euribor ai minimi e probabilmente volerà basso ancora per qualche anno. La scelta del tasso variabile appare favorita, ma attenzione alle insidei dello spread. Per chi ha il fisso, val la pena cambiare?

Il costo del denaro rimane invariato, dopo che per per il quinto mese consecutivo la Banca centrale europea ha deciso di mantenere i tassi di interesse della zona euro alla soglia minima dell’1%.

Con le scelte della Bce continua anche la discesa dell’indice Euribor, che nella scadenza a 1 mese si è spinto sotto la soglia dello 0,4%, segnando un record storico e  facendo la gioia dei 3 milioni di mutuatari che in Italia hanno scelto la formula del tasso variabile, indicizzato appunto all’Euribor.

Per cercare di capire il valore che potrebbero assumere i tassi nel medio periodo, con le dovute cautele, si è soliti guardare all’andamento attuale dei future, che riflettono le aspettative finanziarie del prossimo lustro. Lungi dal rappresentare una sfera di cristallo, questi contratti, come scrive Vito Lops su Il Sole 24 Ore, “riflettono oggi la sensazione che gil Euribor resteranno sotto la soglia dell’1% fino a settembre 2014 per poi risalire lentamente verso il 2% nel 2016. Non dovrebbero tornare, quindi neppure da qui a cinque anni, in linea con la media storica del 3%.”
Nonostante lo scenario sia favorevole la domanda di mutui ha subito un drastico crollo. Tra le cause, la ritrosia della banche nel concedere prestiti, oltre agli spread (ovvero il guadagno degli istituti di credito) attuali molto alti, nonostante a inizio primavera alcuni istituti hanno iniziato a tagliarli dopo 10 mesi di continui rialzi.

Sul fronte del tasso fisso, è scontato che sul lungo periodo questi finanziamenti non siano vantaggiosi. Ma vale la pena cambiare tipo di mutuo spostandolo presso una banca differente (surroga) per accedere a migliori condizioni o tentare di rinegoziarlo con l’istituto attuale? Dipende essenzialmente dalla differenza tra i due tassi (fisso e variabile). Inoltre, spiega sempre Lops “Le valutazioni sono personali a fronte del fatto che oggi i migliori variabili si aggirano intorno a un tasso finito del 3,5%. Certo, scegliendo in questo momento la strada della surroga, ci si aggancerebbe a un ottimo Euribor ma si fisserebbe con ogni probabilità uno spread più alto (si parte dal 2,7%) rispetto a quello che probabilmente chi ha sottoscritto un mutuo prima dell’estate del 2011″.

Il dilemma per chi si accinge a comprare casa con l’aiuto della banca non è del tutto risolto se si considera che, nonostante l’Euribor in taglia xsmall faccia tendere l’ago della bilancia a favore dei variabili, anche gli indice Euris a 20 anni cui si ‘aggancia’ il tasso fisso, stanno volando basso.

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