Energia: in Europa un quarto è rinnovabile, ma in Italia i consumi dipendono ancora dal petrolio

Secondo il Rapporto Eurostat il nostro Paese è sostanzialmente in linea rispetto alla media europea

(Teleborsa) – Appena il 7,7% dell’energia consumata in Europa arriva da fonti rinnovabili. E’ quanto emerge dal rapporto dell’istituto di statistica europea Eurostat “Shedding light on energy in the EU”, che nell’analisi dei 28 Paesi evidenzia come questa quota percentuale, nel caso dell’Italia, sia ancora più bassa, al 6,6%, ma sulla linea di altri grandi paesi europei come Germania e Spagna e meglio, tra gli altri, di Belgio, Uk e Olanda. In questa speciale classifica, il Paese più virtuoso è la Lettonia con il 27% dei consumi da rinnovabili, seguita da Finlandia e Svezia rispettivamente con il 22% e il 19,6%, ma in top five si piazzano anche Croazia e Romania.

A farla da padrona nel nostro Paese, con poco meno del 40%, è ancora il petrolio, con l’Italia sostanzialmente in linea rispetto alla media europea. Anche per quanto riguarda l’oro nero, i Paesi del nord ne sono maggiormente svincolati con Slovacchia (20%) Finlandia (27%) e Svezia (27%) sul podio per minore utilizzo, mentre Cipro Malta e Lussemburgo sono dall’altra parte della classifica.

Un quinto della potenza consumata nel Vecchio continente ha invece come origine il gas naturale e in questo caso l’Italia è in top five (con il 27,4%) tra i paesi virtuosi, in compagnia di Olanda, Ungheria, Slovacchia e Regno Unito.

Dal punto di vista della produzione, un quarto dell’energia prodotta in Europa arriva da fonti rinnovabili (25,4%), ma i 28 Paesi dell’Unione dipendono dall’estero per quasi il 50% dei consumi, che a loro volta hanno una ricaduta anche a livello ambientale. In termini assoluti, è il nucleare a fornire la spinta maggiore con quasi il 30% dell’energia prodotta in UE, energia che tuttavia l’Italia non produce a seguito del no espresso dai cittadini nel referendum contro il nucleare.

L’incremento costante delle rinnovabili ha tuttavia già portato al risultato di un cospicuo abbattimento delle emissioni di CO2: nel 1990 il Protocollo di Kyoto aveva fissato al 20% la riduzione dei gas serra per il 2020, traguardo già raggiunto con anni di anticipo sulla tabella di marcia nel 2013, e negli ultimi due anni si sono fatti già grandi passi avanti nell’ottica di un’ulteriore riduzione del 20% per il 2030.

Secondo uno studio commissionato da Greenpeace, entro il 2050 un cittadino su due dell’Unione europea potrebbe produrre da sé l’energia che gli è necessaria, rivendendone sul mercato una parte. Se si raggiungesse questa quota, l’autoproduzione potrebbe coprire fino al 45 per cento della domanda di tutta la Ue. Al 2050, due italiani su cinque contribuiranno alla produzione di energia. Il contributo più significativo arriverà dagli impianti domestici e dalle cooperative, entrambe con una quota del 27 per cento, mentre il 25 per cento sarà delle Pmi.

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