Effetto Draghi, spread in picchiata. Quanto risparmia l’Italia

È bastata l'entrata in scena dell'ex presidente della BCE per far calare lo spread italiano e consentire un corposo risparmio sugli interessi

Andrea Telara Giornalista economico finanziario

Una repentina discesa attorno ai 100 punti base (cioè vicino alla soglia “piscologica” dell’1%, che non si vedeva dal 2015). E’ l’ andamento negli ultimi giorni dello spread Btp/Bund, cioè il differenziale di rendimento tra i Buoni del Tesoro italiani con scadenza a 10 anni e i titoli di stato tedeschi di uguale durata. Merito dell’entrata in scena di Mario Draghi, l’ex-presidente della Banca Centrale Europea (Bce) che martedì 2 febbraio ha ricevuto l’incarico di formare un nuovo governo dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La strada che dovrebbe portare Draghi a Palazzo Chigi non è priva di ostacoli ma le aperture ricevute da personalità interne o vicine al Movimento 5 Stelle come il premier uscente Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, fanno pensare che la sua missione andrà in porto, mettendo fine alla crisi di governo iniziata nelle scorse settimane per iniziativa di Matteo Renzi, leader di Italia Viva.

Spread, che cos’è e perché oscilla

È proprio grazie alla prospettiva di un governo Draghi e di una ritrovata fase di stabilità politica in Italia, che è iniziata nei giorni scorsi la discesa dello spread Btp/Bund: un indicatore che sui mercati finanziari rappresenta una sorta di termometro del rischio. Quando ci sono turbolenze, lo spread sale. Quando invece sulle piazze finanziarie torna il sereno, lo spread scende. Ma perché accade questo? Per capirlo occorre innanzitutto sapere bene cos’è lo spread e cosa c’è alla base delle sue oscillazioni quotidiane. Come tutti gli stati sovrani che si indebitano, l’Italia emette infatti sul mercato dei titoli di stato come appunto i Btp (Buoni del Tesoro Poliennali), che hanno varie scadenze e sono comprati e venduti ogni giorno dagli investitori sui listini internazionali. Lo stesso fanno gli altri stati sovrani come la Germania, che emette i propri titoli del debito pubblico, i Bund. Poiché la Germania è considerata dagli investitori un Paese più solido dell’Italia dal punto di vista finanziario, i Bund tedeschi hanno di solito un prezzo più alto dei Btp di uguale durata e pagano a scadenze prestabilite degli interessi inferiori rispetto agli omologhi italiani (in questo periodo i tassi dei Bund son addirittura negativi), essendo titoli meno rischiosi.

È infatti molto meno probabile che il governo di Berlino non riesca a ripagare i propri debiti alla scadenza prestabilita che non il governo di Roma, che ha un indebitamento più alto e meno facilmente sostenibile. Di conseguenza, se in Italia c’è una crisi di governo come quella delle ultime settimane, tra gli investitori che comprano e vendono titoli di stato sui mercati (per esempio i grandi fondi internazionali), cominciano a crescere i timori di un lungo periodo di instabilità politica nel nostro Paese, che avrebbe poi effetti deleteri sull’economia nazionale e sullo stato di salute dei conti pubblici.

Spread in calo, cosa è successo sui mercati finanziari

Ecco allora che gli investitori cominciano a liberarsi a man bassa dei Btp che hanno comprato in precedenza, magari per mettere al sicuro i loro capitali acquistando titoli meno rischiosi come i Bund. In presenza di una pioggia di vendite, i prezzi dei Buoni del Tesoro italiani colano a picco, mentre quelli dei titoli di stato tedeschi salgono, sulla scia di una domanda in aumento da parte degli investitori. Da qui nasce la dinamica del famigerato spread, il differenziale d’interesse tra Btp e Bund di cui si parla tutti i giorni nelle cronache finanziarie. Non va infatti dimenticato che i Buoni del Tesoro, come tutti i titoli rappresentativi di un debito, pagano periodicamente (per esempio ogni sei mesi oppure ogni anno) un interesse predeterminato (la cedola), come contropartita per gli investitori che li hanno comprati e hanno deciso di fatto di prestare i propri soldi allo Stato. Esempio: se un Btp costa 100 euro e paga ogni anno un interesse di 5 euro, assicura a chi lo possiede un rendimento del 5%.

Cosa accade però se il prezzo del Btp scende, per esempio passa da 100 euro a 95 o a 90? Chi lo acquista a valori più bassi, magari dopo una crisi politica come quella dei giorni scorsi, spende meno ma ottiene ugualmente un interesse predeterminato di 5 euro all’anno. Tale somma, se il prezzo di acquisto è pari a 90 e non più a 100, corrisponde però a un interesse (o rendimento) ben più alto di prima in termini percentuali, cioè di oltre il 6%. Nello stesso tempo, invece, il rendimento del Bund di uguale scadenza è rimasto invariato. O addirittura è diminuito, se il prezzo sul mercato è invece aumentato. Ecco dunque spiegata la dinamica dello spread: in presenza di turbolenze finanziarie o politiche, i Btp italiani sono considerati via via più rischiosi, subiscono un calo dei prezzi e rendono sempre di più, allargando il proprio differenziale d’interesse rispetto ai più rassicuranti Bund.

Mario Draghi, chi è e perché viene apprezzato dagli investitori internazionali

Con l’entrata in scena di Mario Draghi, gli investitori internazionali hanno tuttavia messo da parte per il momento un po’ di timori sulla sostenibilità del debito pubblico italiano e hanno cominciato a ricomprare i Btp, facendone risalire i prezzi e scendere i rendimenti, confortati dall’alto profilo del probabile futuro presidente del consiglio. Quando era governatore della Bce, infatti, Draghi è stato l’uomo che è riuscito a evitare che la zona Euro si disgregasse ed è riuscito a vincere le resistenze della banca centrale tedesca, la Bundesbank, avviando un imponente quantitative easing, cioè un programma di acquisto di titoli di stato dei paesi europei, i cui interessi sono scesi, stabilizzandoli su livelli mai visti in precedenza. Draghi è una personalità che gode di grande prestigio internazionale e piace dunque agli esponenti della comunità finanziaria.

“La nomina di Draghi è un’ottima notizia in quanto l’ex presidente della Bce ha il profilo giusto per portare il Paese fuori dall’attuale stallo politico, grazie alle sue capacità negoziali con le istituzioni europee”, ha scritto in un commento Annalisa Piazza, analista specializzata sul settore obbligazionario della società di gestione di fondi, Mfs IM. Piazza ha sottolineato che, “nel breve termine, le priorità dell’Italia sono tre: uscire dall’emergenza sanitaria; evitare conseguenze a lungo termine dell’attuale crisi sociale ed economica; presentare un programma di risanamento credibile ed efficace che venga approvato a Bruxelles. Il compito non sarà facile, ha aggiunto l’analista, evidenziando che “Draghi potrebbe trovare un ampio consenso nel momento in cui si tratta di portare il Paese fuori dall’emergenza, ma sarà difficile per lui includere nel programma riforme strutturali impopolari (almeno per ora). La distribuzione dei 210 miliardi di euro di risorse provenienti dal Recovery Fund rappresenta un importante incentivo per tutti i partiti a sostenere il governo, poiché potenzialmente nel medio termine il programma potrebbe plasmare il Paese”. Il team di ricerca di Mfs IM ritiene che, nelle prossime due settimane, “Draghi sarà in grado di formare un governo in grado di portare l’Italia fuori dalla crisi. E’ probabile che prenda in considerazione l’ipotesi di dar vita ad un esecutivo ibrido che potrebbe ottenere un supporto politico relativamente stabile nel medio termine”.

Spread: perché potrebbe scendere fino a 50 o 60 punti base

Dello stesso avviso è Filippo Diodovich, senior market strategist della casa d’investimenti IG Italia, che in un commento sulla situazione politica italiana ha scritto: “Riteniamo che, in caso di consultazioni positive con la raccolta di numeri significativi e duraturi in Parlamento, cioè di almeno 170 voti favorevoli e di appoggi al Senato, Mario Draghi potrebbe non solo focalizzarsi sui punti già espressi dal presidente Mattarella ma anche sui principali problemi dell’economia italiana, dalla bassa produttività all’elevato livello di disoccupazione”. La credibilità internazionale e la reputazione di un governo con Draghi, a detta di Diodovich, “diminuirebbe il rischio paese per l’Italia, con uno spread in forte calo nelle prossime settimane sui livelli di Spagna e Portogallo”.

Va ricordato infatti che il differenziale di rendimento tra i titoli di stato dei paesi iberici e i Bund tedeschi di scadenza a 10 anni è oggi attorno a 50-60 punti base (0,5-0,6%). Il che significa che Spagna e Portogallo vengono percepite al momento come nazioni finanziariamente meno rischiose dell’Italia, nonostante abbiano anche loro un debito pubblico ben più alto della Germania. Cosa potrebbe accadere invece se la missione di Draghi dovesse fallire? In tal caso, sostiene Diodovich, “la risposta sui mercati potrebbe essere molto negativa con uno spread in forte crescita ben al di sopra di 130 punti base (1,3%) nelle prossime settimane e sopra i 150 punti base (1,5%), nel caso in cui vi fosse un ritorno alle urne con le elezioni anticipate”. Per evitare questo rischio, però, ora c’è super Mario Draghi.

Calo dello spread: quanto può risparmiare l’Italia negli interessi sul debito pubblico

Secondo Andrea Delitala, head of Euro Multi Asset della casa di gestione Pictet Asset Management, lo spread potrebbe comprimersi dai 100 punti base attuali fino a 70 punti base, cioè su livelli un po’ più alti ma comunque non lontani da quelli fra i titoli di stato tedeschi  e i Bonos, i Buoni del Tesoro spagnoli. “Oltre ai risparmi sugli interessi già maturati in tutta la fase di discesa dei rendimenti a livello globale che ci consente di emettere oggi a tassi mediamente  vicini allo 0%” sostiene Delitala, “un ulteriore restringimento dello spread di circa 50 punti base (0,5%), vale ogni anno, un ulteriore risparmio per i conti pubblici quantificabile in circa 1,5 miliardi di euro“. Le casse dello stato, insomma, avrebbero una boccata di ossigeno.

Andrea Telara

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