Global warming, in fumo anche la mobilità

Ferrovie, strade e ponti, le prossime vittime del surriscaldamento del clima


I treni deragliano
per la deformazione delle rotaie, le giunture dei ponti cedono, le metropolitane e le strade si allagano. Tutta la mobilità delle zone costiere va in tilt. Non male come scenario. Avvincente come soggetto di un film catastrofico, un po’ meno come prospettiva reale. Eppure è quello che succederà stando ad un recente rapporto delle National Academies, il consiglio nazionale di ricerca americano. La causa? Semplicemente l’aumento delle temperature dell’atmosfera, il fatidico global warming. Un altro dei suoi tanti effetti. Potrebbe sembrare il solito allarmismo catastrofista, ma la fonte più che autorevole non lascia illusioni. Soprattutto perché, oltre a fare delle previsioni, si prende la briga di studiare i rimedi concreti.

Cinque paure…

Dai treni alle auto agli aerei: tutte le modalità di trasporto dovranno fare i conti col surriscaldamento terrestre. Il Rapporto individua cinque principali cause di rischio:

  1. ondate di calore: deformazione delle rotaie dei treni e dei giunti metallici dei ponti (oltre i margini di tolleranza già previsti);
  2. innalzamento del livello del mare: inondazione di migliaia di chilometri di strade costiere;
  3. aumento dei nubifragi: ritardi e difficoltà nel traffico aereo e stradale, allagamenti di metropolitane e tunnel sotteranei, erosione delle basi di appoggio dei viadotti;
  4. aumento delle trombe d’aria: difficoltà per il trasporto navale e aereo, pericoli per la circolazione stradale;
  5. scioglimento del permafrost, lo strato di terreno stabilmente ghiacciato a certe latitudini: perdita di stabilità di tutte le infrastutture (strade, ferrovie, aeroporti).

Escludendo l’ultimo fenomeno, che riguarda solo le aree in prossimità dei poli, tutti gli altri toccano da vicino anche il nostro paese.

… e sei soluzioni

Insomma un danno economico (oltre che ambientale) enorme: nell’era della globalizzazione bloccare la mobilità vuol dire far saltare il sistema. E’ per questo che, oltre a lanciare l’allarme, gli scienziati Usa cercano di fornire dei suggerimenti operativi a chi si occupa di pianificazione dei trasporti. Per cominciare sarà necessario rivedere i modelli meteorologici finora utilizzati, che diventano sempre meno affidabili per il futuro. Bisogna infatti considerare una sempre maggiore intensità e frequenza dei fenomeni estremi, ovvero la tropicalizzazione del clima anche alle nostre latitudini.

Ma le autorità dovranno anche muoversi con un percorso preciso in sei tappe:

1. valutare quali sono le regioni e le infrastrutture che risentiranno del cambiamento climatico,

2. stabilire quali infrastrutture risultano essenziali all’interno della rete,

3. non potendo mettere in salvo l’intera rete, fare una valutazione dei costi/benefici per gli interventi sulle singole infrasrtutture,

4. definire le priorità di investimento considerando i punti critici e i vantaggi strategici delle singole infrastrutture (ad esempio, il fatto che una strada sia una via di evacuazione essenziale in caso di calamità),

5. sviluppare e mettere in pratica un piano strategico a breve e lungo termine;

6. verificare periodicamente la validità del piano ed eventualmente ripetere i passaggi da 1 a 5.

Un piano strategico che di fatto corrisponde ad un’ammissione esplicita: il fenomeno non è più evitabile e un azione preventiva ormai è impossibile perché avrebbe dei costi insostenibili. A questo punto si può solo tentare una riduzione del danno. (A.D.M.)

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