Editoria, una crisi senza fine: in 5 anni perdite per oltre 1,2 miliardi

E' quanto emerge dal Rapporto 2018 di R&S Mediobanca

(Teleborsa) Un lungo tunnel del quale ancora non si vede purtroppo la fine. E’ proseguito anche nel 2017 il trend nero dell’editoria italiana, in affanno rispetto a quella tedesca, francese e inglese, con ricavi, occupazione e investimenti ancora a segno meno, seppur si segnala un qualche miglioramento sul fronte della redditività industriale.
Lo dice il rapporto 2018 di R&S Mediobanca sull’editoria, segnalando come lo scorso anno la diffusione cartacea in Italia sia diminuita di ulteriori 400mila copie al giorno, passando a 2,2 milioni, facendo registrare una flessione del 15,4% sul 2016 e del 40,5% sul 2013. A livello mondiale, invece, nel 2017 la diffusione su carta è rimasta stabile (-0,1% sul 2016).

L’ONDA LUNGA DELLA CRISI – Negli ultimi 5 anni i principali otto grandi editori italiani hanno cumulato perdite nette per 1,2 miliardi e solo Cairo Editore ha chiuso il periodo in positivo (38 mln). Non tutto però è negativo: nel 2017 alcuni gruppi sono per fortuna in miglioramento: in particolare, Rcs ha fatto registrare un utile netto di 71 milioni (4 mln nel 2016), Mondadori 30,4 mln (22,5 mln nel 2016) e Il Sole 24 Ore 7,5 mln (-92,6 mln nel 2016).

Nel 2017 i grandi gruppi editoriali hanno registrato ricavi complessivamente per 3,5 miliardi, in calo del 6% sul 2016 e del 20,2% sul 2013. In cinque anni si sono persi circa 879 milioni di ricavi, pari al 20% del fatturato 2013. Il regresso più consistente nel periodo 2013-17 è del gruppo Il Sole 24 Ore (-40,3%). Nel 2017 il calo del giro d’affari dei gruppi editoriali in Italia non si è riscontrato in Francia (+7,5% sul 2016), Germania (+2,6%) e Regno Unito (+1%).

Ovviamente, l’ingente calo delle vendite si è riflesso inevitabilmente anche sull’occupazione. Tra il 2013 e il 2017 la forza lavoro è diminuita di 3.301 unità, pari a una riduzione del 21,7% sul 2013 e dell’8,8% sul 2016, attestandosi a 11.886 unita’ a fine 2017. Nel quinquennio il ridimensionamento ha coinvolto in maggior misura gli operai (-35,4%) rispetto ai colletti bianchi (-21,2%) e giornalisti (-19,8%)  

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