Editoria, approvata Legge sul libro: cosa cambia?

Cristina Giussani, Presidente del Sindacato italiano librai Confesercenti (SIL): "Giornata storica per cultura, Italia si allinea ai migliori standard europei"

(TELEBORSA) – Dopo un periodo di stallo, finalmente è stata approvata nei giorni scorsi all’unanimità in Senato l’attesissima legge sul libro, la promozione e il sostegno alla lettura che prevede un Piano Nazionale d’Azione per la promozione della lettura con un Fondo che ha una dotazione di 4.350.000 euro annui a decorrere dal 2020.

Dal 2020, inoltre, il Consiglio dei ministri assegnerà annualmente ad una città italiana il titolo di ‘Capitale italiana del Libro sulla base dei progetti presentati dalle città che si candidano.
Una legge, come detto, attesa da molto tempo sulla quale non mancano le criticità, su tutte quelle espresse dall‘Associazione Italiana Editori (Aie). 

Il punto più controverso riguarda, in particolare, lo sconto massimo applicabile sui libri. Nelle librerie, store online, grande distribuzione, lo sconto ordinario massimo passa dal 15% al 5% ( il 15% per i libri scolastici). I punti vendita possono organizzare promozioni, una volta l’anno, con il limite di sconto del 15% mentre oggi le promozioni sono rimesse solo agli editori. Per le promozioni, gli editori hanno la possibilità di uno sconto massimo del 20%, non più del 25%.

Tante le novità per ridare linfa a un settore da troppo tempo in affanno che però può e deve rialzare la testa, come ci ha detto Cristina Giussani, Presidente del Sindacato italiano librai Confesercenti, intervistata da Teleborsa.

Presidente, dopo tanta attesa è arrivata la “Legge sul libro”: cosa cambia?
Per la cultura italiana credo si tratti di un passaggio storico che, delineando un mercato più equilibrato e rispettoso del pluralismo, contribuisce a garantire più scelta ai consumatori. Grazie a questa legge si alimenta una democrazia culturale che farà bene non solo ai diversi soggetti della filiera, ma soprattutto ai lettori che, attraverso librerie indipendenti e piccoli editori, avranno maggiore assortimento in termini di titoli, cioè di autori e di conseguenza di idee opinioni e pensieri. Diversamente si rischia di avere un mercato in cui rimarrebbero solo due o tre grandi player che potrebbero commercializzare titoli a loro preferenza, non necessariamente dettata dalla varietà culturale, il che non andrebbe certo a vantaggio del consumatore. Infine, crediamo che questa legge contribuirà a fermare l’emorragia di librerie: basti pensare che in questi ultimi sei anni ne sono sparite circa 1.500. Spostare la scelta del consumatore dal prezzo al valore economico della qualità e della democrazia culturale significa anche spostare la scelta del luogo dove acquistare un libro.

SIL ha parlato di giornata storica per la cultura, eppure la nuova normativa non sembra aver accontentato tutti. Soprattutto il tetto agli sconti sta facendo discutere. Qual è la sua opinione?
Faccio un esempio: in Francia già dal 1981, con la legge Lang, si è scelto di regolamentare il prezzo del libro.
Rispetto a questo prezzo non è consentito ai commercianti al dettaglio (grandi superfici specializzate, ipermercati, librerie tradizionali o online) di praticare uno sconto superiore al 5% del prezzo fissato dall’editore o dall’importatore, nei primi 24 mesi dalla data di pubblicazione o di importazione. Quindi la nostra legge sulla promozione del libro sostanzialmente ci allinea ai migliori standard europei. Questa limitazione degli sconti non è ben vista dai grandi editori. Se consideriamo che i Grandi Gruppi editoriali hanno “in mano” tutta la filiera della distribuzione del libro, dalla produzione alla vendita, si comprende come il ritorno economico sulle vendite sia di gran lunga maggiore rispetto alle librerie indipendenti, e la loro possibilità di praticare sconti maggiori sul prezzo di copertina rispetto alle librerie indipendenti.
Ricordiamo che il prezzo di copertina del libro lo fissa l’editore ed è proprio lo stesso editore che lo propone al pubblico con il 15% di sconto, fin dalla prima uscita; da qui si deduce che fino ad oggi hanno calcolato il prezzo sulla base dello sconto da applicare. Noi siamo convinti che a breve ci saranno delle riduzioni di prezzo, così come era accaduto dopo il varo della legge levi, nel 2011. Ci viene detto che con questa normativa si acquisteranno meno libri e questo è falso perché dando respiro alle librerie, che potranno sopravvivere anche nei piccoli centri, i consumatori avranno più modo di scegliere, di acquistare, affidandosi ai consigli di librai competenti e disponibili. Credo invece che a uccidere completamente la lettura sarebbe stata la chiusura delle librerie.

Le librerie italiane purtroppo – lo dicono i numeri – sono attanagliate ormai da anni in una morsa mortale dalla quale non riescono a liberarsi. Siamo ancora in tempo per cambiare la rotta?
Assolutamente sì. Ho sentito librai, che erano intenzionati a chiudere, dopo l’approvazione di questa legge, darsi un po’ più di tempo prima di scegliere definitivamente di smettere di fare questo mestiere. Si respira indubbiamente un vento nuovo, un vento di speranza. E farà sì che i librai lavorino ancora meglio e con più
amore. E credetemi già ne abbiamo messo molto, altrimenti questo settore non esisterebbe più da tempo.

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Editoria, approvata Legge sul libro: cosa cambia?