Duecento euro a chi prende in affido un anziano. Esperimento pilota a Milano

Un servizio poco conosciuto che il comune vuole rilanciare con un bonus di 200 euro al mese. Per alleggerire il bilancio comunale. Ma servono controlli per scongiurare le "speculazioni sui nonni"

E’ una notizia che può dare fiducia o tristezza, secondo i punti di vista. Sicuramente è un segno dei tempi e dei luoghi, ovvero l’Italia del terzo millennio che invecchia sempre più e deve occuparsi dei suoi anziani: il comune di Milano offre 200 euro al mese a chi prenderà in affido un anziano.

Per la verità quella dell’affido anziani non è una notizia: il servizio esiste da circa una decina d’anni ma è quasi sconosciuto. Attualmente sono meno di 30 gli ultraottantenni “affidati” a una famiglia. E così il Comune vuole rilanciarlo incentivando gli affidatari con un bonus di 200 euro e stanziando 60mila euro per il 2010. Questo anche se la pagina web del comune dedicata ai “Servizi per gli anziani” recita testualmente: “L’Affido non è un lavoro. L’Affido è solidarietà e come tale è un impegno etico“.

In fondo può essere l’uovo di Colombo: col 24% di over-65 – ma chi trova un sessantaseienne disposto a entrare pacificamente nelle statistiche per gli affidi? – Milano è una città più anziana della media nazionale. Si tratta di una “voce di costo” pesante per i bilanci comunali, in termini di rette per il ricovero nelle case di riposo dei meno abbienti o potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare (visto che sono sempre meno gli anziani che vivono in famiglia con i figli).

“In casa si vive di più”

L’affido consiste quindi nel prendersi cura di un anziano al suo domicilio. I volontari possono presentare la domanda al comune. C’è poi una fase di selezione fatta di colloqui, test psicologici e un primo periodo di prova. Il comune chiede espressamente “disponibilità all’ascolto, capacità relazionale, empatia”. Se la famiglia candidata passa la prova, parte l’affido.

L’impegno è costante ma non codificato. D’altronde sarebbe difficile stabilire rigidamente i compiti di un affidatario. Sicuramente ci sono i piccoli servizi (la spesa ecc.), i momenti conviviali e di svago. “I dati del settore anagrafe ci indicano una tendenza chiara: l’anziano che rimane a casa sua e che non viene ricoverato in ospizio ha un’aspettativa di vita più lunga“. Lo sostiene Mariolina Moioli, assessore alle politiche sociali del comune, annunciando lo slogan della campagna pubblicitaria che sta per partire (“L’affido allunga la vita”).

Rischio speculazione sul nonno?

L’idea può essere buona, come riconosce Carlo Vergani, primario di geriatria del Policlinico. Ma “ci vogliono politiche di fondo, non semplicemente d’assistenza. Le nostre città, e Milano non fa eccezione, non sono ancora preparate a reggere l’invecchiamento esponenziale delle loro popolazioni”.

Resta da capire se e come verranno svolti i controlli sull’andamento del servizio, dato che i compiti dell’affidatario non sono definiti a priori. Per far sì che non resti solo un lancio pubblicitario (a un anno delle elezioni comunali) e i 200 euro di bonus non si prestino a speculazioni e truffe sulla pelle dei più bisognosi. (A.D.M.)

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