La crisi di Dubai. Per l’Italia pochi rischi

In Europa le esposizioni maggiori interessano le banche britanniche

Il “quasi” default di Dubai World, la holding finanziaria controllata dalle casse pubbliche dell’emirato, che ha fatto tremare e Borse di tutto il mondo, non dovrebbe creare eccessivi problemi al nostro Paese.
Le assicurazioni arrivano dal direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni: “L’esposizione è molto contenuta, non c’è alcuna preoccupazione”.
Posizione condivisa anche dal presidente della Consob, Lamberto Cardia. “Stiamo facendo approfondimenti, ma allo stato c’è serenità assoluta”, ha detto.

Ieri anche alcuni istituti di credito avevano rassicurato che l’esposizione delle banche italiane nei confronti di Dubai è bassa. Unicredit ha evidenziato che la sua esposizione nei confronti di Dubai World “non è rilevante” mentre Ubi Banca, Banco Popolare e Popolare di Milano hanno sottolineato di non avere alcuna esposizione nei confronti del Paese arabo.
Le banche italiane presenti negli Emirati hanno soprattutto uffici di rappresentanza attraverso i quali seguono anche all’estero i clienti italiani ed europei. Nessun istituto italiano, inoltre, emerge dalla classifica delle banche straniere più attive negli Emirati Arabi Uniti, redatta dall’Associazione delle banche degli emirati (Eba).

Ma gli altri paesi europei come se la passano? Le prime stime sulle possibili perdite delle banche più esposte, calcolate da Credit Suisse e riportate dall’agenzia Dow Jones, parlano di circa 40 miliardi di dollari. Secondo il Financial Times, Hsbc è tra le banche straniere con maggiori investimenti in Dubai (esposizione per 17 miliardi di dollari). Seguono: Standard Chartered (7,8 miliardi), Barclays (3,6 miliardi), Royal Banck of Scotland (2,2 miliardi), Citi (1,9 miliardi), Bnp Paribas (1,7 miliardi), Lloyds (1,6 miliardi).

Quanto ai portafogli crediti immobiliari/residenziali gli analisti di Ncb Stockbrockers hanno calcolato che Standard Chartered è la più esposta con il 7% del suo totale negli Emirati arabi uniti, poi Hsbc con il 2%, il trio Barclays, Rbs e lloyds con meno dell’1 per cento. Ovvio che in questa situazione i Cds sono saliti: quello legato a Hsbc è cresciuto a 57 punti (+3), quelli di Standard Chartered a 74 punti (+9), Barclays a 87 punti (+5).

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