Draghi, con la bocca cucita in vista di Jackson Hole, difende le politiche Bce: “Un successo”

Il presidente della Banca Centrale Europea interviene all'annuale simposio dei premi Nobel a Lindau

(Teleborsa) A poche ore dall’appuntamento di Jackson Hole che  prenderà al via domani e fino al 26, il presidente della BCE, Mario Draghi non scopre le carte. Intanto, nel discorso inaugurale dell’annuale simposio dei premi Nobel a Lindau, in Germania, difende a spada tratta le politiche messe in campo dalla Bce, rivendicando l’efficacia delle misure straordinarie di politica monetaria intraprese  che definisce senza mezzi termini – “un successo” – e sottolinea l’importanza di adeguarsi senza la difesa di vecchi paradigmi alle situazioni di crisi. Riferimento, neanche troppo velato, agli attacchi provenienti dalla Germania, in particolare ai “falchi” come la Bundesbank: “Ampie ricerche empiriche hanno affermato il successo di queste politiche nel supportare l’economia e l’inflazione, sia nell’Eurozona, sia negli Usa”.

I giudici costituzionali tedeschi, infatti, hanno fatto ricorso alla Corte di giustizia europea contro il Quantitative easing, sostenendo che travalicherebbe il mandato dell’Eurotower.

BOCCA CUCITA – Un discorso, quello di Draghi, molto atteso soprattutto da quanti speravano che potesse “sbottonarsi” e fornire indicazioni utili sulle strategie future, ma Draghi sceglie la strada del silenzio ed evita qualsiasi indicazione su come e in quali tempi il suo istituto possa ridurre e concludere la politica di stimolo monetario attualmente in corso.

 LE PROSSIME MOSSE – “La ricerca economica si è evoluta nel pensiero su come le banche centrali dovrebbero rispondere ad una crisi emergente, in particolare quando i loro strumenti standard di politica monetaria, vale a dire i tassi di interesse a breve termine, raggiungono il margine più basso – ha affermato Mario Draghi – Si può intervenire attraverso una ulteriore riduzione dei tassi di interesse a breve termine e la politica diventa non più standard. Un’opzione è fare affidamento su una guidance prospettica, vale a dire promettersi di mantenere bassi i tassi di interesse in futuro”.
COME ERAVAMO E COME SIAMO – Una sorta di linea immaginaria quella tracciata da Draghi che torna agli anni della crisi economica sottolineando il positivo contributo arrivato dalle politiche monetarie.

“LA PEGGIORE CRISI DALLA GRANDE DEPRESSIONE” – “Quando il mondo cambia come fatto dieci anni fa, le politiche, in particolare la politica monetaria, devono essere aggiustate. Tale aggiustamento, non facile, richiede una valutazione priva di pregiudizio e onesta delle nuove realtà con occhi limpidi, non gravati dalla difesa di paradigmi precedenti che hanno perso qualsiasi potere esplicativo”.

QUALI SFIDE PER IL FUTURO? – Fin qui quello che è stato, ma la vera domanda è cosa ci aspetta per il futuro e, soprattutto, le sfide che ci aspettano per il futuro in un cammino ancora pieno di ostacoli-  “Le azioni politiche intraprese negli ultimi dieci anni nella politica monetaria e nella regolamentazione e nella vigilanza hanno reso il mondo più resiliente. Ma dobbiamo continuare a prepararci per nuove sfide”, conclude Draghi.

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