La doppia moneta proposta da Berlusconi

La doppia moneta teorizzata dall’ex premier Silvio Berlusconi è un bluff o potrebbe portare ad un qualche tipo di beneficio per l’economia italiana?

Tornare alla lira e uscire dall’euro, lo propone il leghista Matteo Salvini, mentre Luigi Di Maio il portavoce del Movimento 5 Stelle vorrebbe indire un referendum sulla permanenza nell’Eurozona nel caso in cui vincesse le prossime elezioni. Meno scontata e più conservatrice la posizione di Berlusconi che cerca di mettere d’accordo i propri elettori e gli alleati, proponendo di restare nell’Euro, riacquistando la sovranità monetaria dell’Italia introducendo una doppia moneta. La proposta non trova il riscontro di Salvini che la giudica una proposta vecchia di 70 anni, anche in virtù dell’esperienza avuta dall’introduzione delle Am lire subito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il commercio con l’estero resterebbe in euro

Sulla base dei fondamenti della nostra economia, i detrattori dell’euro sostengono che la moneta unica ci abbia resi non competitivi essendo il suo valore superiore a quello che avrebbe avuto la lira; la doppia moneta dunque avrebbe lo scopo di rilanciare le nostre esportazioni, dato che continueremmo ad utilizzare l’euro. In più a nessun paese dell’Eurozona sarebbe consentito di utilizzare un’altra moneta al di fuori dell’euro, che non potrebbe obbligare nessuno ad accettarne il corso legale.

Il debito pubblico

Il debito pubblico rimarrebbe in euro in quanto la totalità di esso e stata emessa con la clausola che ne impedisce la ridenominazione in un’altra valuta e nel caso in cui avvenisse una conversione il mercato verrebbe bombardato influendo negativamente sui nostri conti pubblici. Possiamo ipotizzare che questa doppia moneta possa servire per aggirare la crisi di liquidità, come una sorta di pagherò, noti come IOU (“I Owe You”) che vennero proposti dall’allora ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis proprio all’apice della crisi del debito in Grecia nel 2015.

Come pagherò e come funzionerebbe la doppia moneta

Il Tesoro emetterebbe questi certificati e li cederebbe a imprese e famiglie come forma di pagamento, avrebbero una scadenza alla quale verrebbero rimborsati Banca d’Italia al 100% del loro valore nominale. Lo stato Italiano in pratica emetterebbe ad esempio certificati IOU dal valore complessivo di un miliardo di euro in favore delle imprese, verso le quali ha debiti per lo stesso importo. Le imprese a loro volta potrebbero attendere lo scadenza o scontarli in banca per incassare la somma erogata.

Le imprese incasserebbero subito, ma di meno, in quanto le banche tratterrebbero buona parte del valore nominale dei certificati, scontando il rischio di un default dello stato e applicando gli interessi sul lasso di tempo intercorrente tra la data di anticipo della somma e quella della scadenza dei titoli.

Doppia moneta nessun senso pratico

Avrebbe un senso la doppia moneta intesa come IOU? Probabilmente quello di provvedere subito a pagare i debiti dello stato verso famiglie e imprese. Essendo così le cose, sarebbe più semplice emettere direttamente titoli di stato in euro per rendere disponibile la liquidità necessaria a rimborsare i debiti in particolar modo verso le imprese italiane.

Magari nella speranza che ciò possa rinvigorire l’ottimismo tra gli italiani sulla capacità della nostra economia di riappropriarsi della sovranità necessaria per rilanciarsi.

Ma i tassi d’interesse continuerebbero ad essere fissati dalla BCE, l’import-export dipenderebbe ugualmente dai tassi di cambio dell’euro e il debito pubblico resterebbe in euro. Per non parlare del fatto che sarebbe legalmente impossibile una simile soluzione.

Senza dubbio un paese dalla doppia moneta è destinato ad allontanare la fiducia di chi vorrebbe investirvi e probabilmente Berlusconi non vorrà fare riferimento alla doppia moneta come certificato pagherò, ma all’euro per gli scambi con l’estero e la lira per le transizioni interne, magari per risollevare un ottimismo che di questi tempi scarseggia, ma i tassi d’interesse continuerebbero ad essere fissati della BCE e il debito pubblico resterebbe in euro, per non parlare del fatto che una operazione del genere sarebbe comunque legalmente impossibile.

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