Recovery Fund, Dombrovskis avverte: “Senza riforme, niente soldi”

In un'intervista alla Welt, il vicepresidente della Commissione Ue ricorda che la concessione dei fondi avverrà in seguito alla valutazione dei piani di riforma degli Stati membri

Per arrivare al piano della Commissione europea per affrontare l’emergenza Covid-19, si sa, sono servite lunghe settimane di negoziati tra gli Stati membri. Se infatti i Paesi dell’Europa del Sud, sostenuti anche da Francia e Germania, invocavano un pacchetto generoso di aiuti a fondo perduto – pena la prossima dissoluzione della stessa Ue –, i Paesi “rigoristi” del Nord si sono mostrati a più riprese scettici sulla formula del sussidio, preferendole di gran lunga quella del prestito.

Il Recovery Fund, o “Next Generation Eu”

Alla fine, gli ultimi giorni di maggio, la presidente Ursula Von der Leyen ha presentato ufficialmente davanti all’esecutivo Ue un Recovery Fund, ribattezzato ‘Next Generation Eu’, da 750 miliardi, di cui 500 a fondo perduto e altri 250 sotto forma di prestiti. Un “compromesso” faticosamente cercato tra Stati del Nord e del Sud, giudicato da Paolo Gentiloni, commissario agli Affari economici Ue, “una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti”.

La svolta, in effetti, sta nel fatto che il nuovo Fondo per la Ripresa verrà finanziato da obbligazioni della Commissione europea. Un passo in avanti innegabile verso un ideale di “solidarietà” che in passato, molti sostengono, ha fatto acqua da tutte le parti.

Dombrovskis: obbligo di “riforme”

Ma per accedere al fondo ci saranno delle “condizioni”. Lo ha spiegato nuovamente il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, alla tedesca Welt. “Gli Stati membri che vogliono le risorse dal fondo dovranno presentare dei piani, nei quali dovranno far capire con quali riforme intendano incentivare la crescita e rafforzare le loro economie contro le crisi”, ha affermato.

Riforme, insomma, senza le quali sarà impossibile accedere agli aiuti: “Se non ci sono le riforme, ovviamente non ci saranno neppure i soldi. Questa è una conseguenza logica e così avviene in molti programmi europei”, ha sottolineato. Dombrovskis ha in particolare messo l’accento su investimenti che “rendano le economie più digitali e più verdi”. “Se i Paesi non promuovono i loro progetti di riforma o non investono, non possiamo finanziare questi progetti dal bilancio dell’Ue. È molto semplice”.

La linea era già stata dettagliata giorni fa dal commissario Gentiloni: “La Commissione valuterà i piani di riforma dei Governi nazionali per allocare i fondi esaminando se sono in linea con le sfide individuate nel semestre europeo, se contribuiscono a rafforzare crescita, resilienza e coesione e se vanno nella direzione della transizione verde e digitale”, aveva chiarito l’Eurocommissario. “La nostra proposta”, aveva poi aggiunto, “è che almeno il 60% della sovvenzioni siano impegnate legalmente entro la fine del 2022, con un promemoria entro la fine del 2024″.

Come e quando verranno concessi i fondi

Dombrovskis ha quindi chiarito che i fondi verranno distribuiti “in tranche e saranno versati solo quando saranno raggiunti determinati obiettivi di riforma o definite le fasi di investimento”. E ha assicurato: “In linea di principio, gli ostacoli burocratici per accedere al fondo non dovrebbero essere troppo elevati, ma dobbiamo ancora assicurarci che i piani dei Governi avviino effettivamente le riforme necessarie”.

Le altre misure Ue

Tra le proposte presentate dalla Commissione Ue e le misure già operative, le risorse messe i campo superano i 3.000 miliardi di euro. Oltre al Recovery Fund, infatti, ci sono i 1.100 miliardi previsti per il prossimo bilancio pluriennale 2021-2027, il cosiddetto Qfp; i 240 miliardi legati alla linea di credito sanitaria del Mes, i 200 miliardi di finanziamenti per le Pmi della Bei, i 100 miliardi per lo strumento di sostegno della Cig e i 750 miliardi del programma Pepp della Bce.

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