Dl Ristori: dai professionisti alla ristorazione, chi sono gli esclusi

Fuori la ristorazione collettiva, colpita dal ricorso allo smart working, le lavanderie industriali e gli autobus turistici. Ma non sono i soli

Il decreto Ristori a sostegno delle attività colpite dalle misure del nuovo Dpcm ha lasciato fuori intere categorie di lavoratori. I presidenti di Commercialisti e Consulenti del lavoro hanno inviato un lettera al premier Conte per chiedere di essere inclusi nel nuovo dl. Commercialisti, agenti di commercio, consulenti del lavoro, che lamentano cali fortissimi di fatturato e che non sono stati presi in considerazione, così come colf e badanti che rischiano di essere licenziati dalle famiglie che in questo momento hanno paura di farli lavorare. Fuori anche la ristorazione collettiva, colpita dal ricorso allo smart working, le lavanderie industriali e gli autobus turistici.

Dl Ristori, le categorie escluse

In alcuni casi si tratta di categorie affini a quelle “ristorate”, il cui codice Ateco però non rientra tra quelli indicati dal decreto appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale: le macchine per la distribuzione automatica, i servizi mensa, i bar dei centri ricreativi come i circoli Arci o Acli. Poi ci sono commercialisti, agenti di commercio, consulenti del lavoro. Ma anche colf e badanti.
Nel settore turismo esclusi gli autobus turistici. Fuori anche le lavanderie industriali. Escluse, come nei precedenti decreti, 30mila scuole di danza.
E ancora escluse anche le categorie più deboli: “Il decreto ristoro – denuncia il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri – si è dimenticato di una misura di sostegno a tutte quelle figure professionali che stanno con i contratti di collaborazione sotto i 5 mila euro, pensiamo al settore della ristorazione, dello spettacolo, del teatro e nelle palestre”.

Gli esclusi nel settore della ristorazione

Nel comparto della ristorazione, non sono presenti tutte le imprese che svolgono l’attività senza somministrazione, dalle pizzerie a taglio alle gastronomie, passando per le piadinerie. Nonostante i loro cali di fatturato, per il momento queste attività della ristorazione che non servono sul posto non riceveranno nulla.
Un errore macroscopico non inserire anche i loro codici Ateco nella tabelle”, spiegano dal Cna. “Una discriminazione, non si capisce perché la gelateria c’è ma la rosticceria no”.

Fuori anche la ristorazione collettiva, colpita dal ricorso allo smart working, che ha di fatto smantellato le mense aziendali, e dallo stop alle scuole, che ha fermato anche la fornitura di pasti per le classi a tempo pieno. Calo del 50% del fatturato anche per la distribuzione automatica, legata soprattutto agli uffici e in parte alle scuole: “A rischio le 4 mila imprese che in Italia danno lavoro a oltre 30 mila persone con un indotto di altre 12mila”, denuncia il presidente di Confida, Massimo Trapletti.
Tra gli esclusi del settore della ristorazione anche le dimore storiche e le imprese che organizzano eventi, congressi e matrimoni.

Il terzo settore chiede sostegno per le associazioni

“Prendiamo atto delle rassicurazioni, ma il nostro rammarico è che ci si sia dimenticati di tutte quelle Associazioni e Circoli non profit che danno un importante contributo all’economia e alla coesione sociale del Paese e che sono stati particolarmente colpiti dall’emergenza della pandemia”: lo dichiara Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale Terzo Settore, a proposito del dl Ristori che ha al momento escluso gli Enti del Terzo Settore non commerciali dalle varie misure di sostegno, nonostante una serie di rassicurazioni su una correzione in fase di conversione in Legge.

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