Dl Rilancio, startup in rivolta: tutti i nodi lasciati irrisolti

Dal mondo delle startup giungono critiche a proposito delle misure previste dal Dl Rilancio: ecco perché

Dalla conversione del Dl Rilancio in Parlamento (qui lo speciale QuiFinanza), il mondo delle startup italiane si sarebbe aspettato di più. Fa discutere, in particolare, l’esclusione dei principali attori coinvolti nella prima e più delicata fase di investimento dagli incentivi fiscali previsti dal Governo per le imprese ad alto tasso di innovazione.

Le misure per le startup

Il Decreto prevede diverse misure per l’universo startup in Italia: il testo ha stanziato 100 milioni di risorse aggiuntive per prolungare il programma Smart & Start di Invitalia, che, altrimenti, sarebbe rimasto “a secco” a settembre. Ci sono poi 200 milioni di euro per il fondo di sostegno al venture capital del ministero per lo Sviluppo economico, una detrazione fiscale al 50% per le persone fisiche che investono in pmi innovative e startup e, infine, 10 milioni di euro in voucher per l’acquisto di servizi di sostegno.

Un pacchetto a prima vista di tutto rispetto, che è stato anche potenziato in fase di modifiche al Dl Rilancio: ad esempio, la detrazione fiscale è stata portata dal 30 al 50%, e resta complementare rispetto a quella precedentemente prevista, inferiore ma che opera su un investimento massimo di 1.000.000 di euro (mentre quella al 50% si applica su un massimo di 100mila euro in ciascun periodo di imposta).

L’esclusione dei business angels

Eppure, secondo gli addetti ai lavori, tale provvedimento ha il limite di escludere tutti quegli attori fondamentali per la fase di investimento delle startup, i cosiddetti business angels. L’emendamento che li avrebbe inclusi negli incentivi, infatti, non è stato approvato. In pratica, possono godere degli incentivi solo gli investimenti diretti o avvenuti tramite fondo.

Limite massimo di investimento

Altro punto particolarmente discusso, il limite massimo di investimento ammissibile per godere della detrazione al 50%, rimasto a 100mila euro per le startup: per le pmi innovative, invece, tale soglia è stata portata a 300mila euro. A questo proposito, il presidente di Iban ha promesso che l’associazione “si impegnerà affinché il tetto di 300mila euro sia esteso anche alle startup innovative”.

Holding period

Altra richiesta del mondo startup italiano, che l’holding period, cioè il periodo in cui è necessario mantenere la quota investita prima di venderla, venga ridotto da tre a un anno: secondo gli addetti ai lavori, ciò contribuirebbe ad incentivare gli investimenti, in quanto tre anni di “blocco” tendono a scoraggiare gli investitori.

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