Dl Rilancio, vendesi immobili pubblici: l’ipotesi per trovare le coperture

Tra i nodi su cui l'Esecutivo continua a lavorare ci sono le coperture per finanziare alcune delle misure previste, ma anche la regolarizzazione dei lavoratori stranieri

Tra i nodi su cui l’Esecutivo sta lavorando per licenziare il Dl Rilancio c’è quello delle coperture. Il “preconsiglio”, cioè l’incontro preparatorio al Cdm che dovrà occuparsi di varare il testo, è in corso dalle 12. Le limature proseguono su un testo complesso che comprenderà più di 200 articoli, ma il Governo continua ad assicurare che è questione di ore. Eppure, secondo quanto racconta l’ANSA, all’appello mancherebbero i fondi per la copertura completa della cassa integrazione del decreto Cura Italia e le risorse per altre misure, come gli incentivi previsti per il personale sanitario.

I punti più controversi

Il decreto comporterà uno sforamento del deficit da 55 miliardi, che però è un limite da non superare, mentre continuano le tensioni nella maggioranza su punti controversi come la regolarizzazione dei lavoratori stranieri. In tarda mattinata, Palazzo Chigi ha provato a spegnere le polemiche, diffondendo una nota che spiegava che “il presidente Conte, i ministri e le forze di maggioranza stanno lavorando senza sosta, confrontandosi costruttivamente e nel segno dello spirito di squadra, con un solo obiettivo: dare nelle prossime ore il via libera a una solida rete di sostegni, aiuti e investimenti a protezione di cittadini, famiglie e imprese alle prese con una crisi senza precedenti”.

L’ipotesi per trovare le coperture

Ma per garantire che tutte le misure anticipate in questi giorni vedranno effettivamente la luce, servono coperture. Secondo quanto racconta l’ANSA, al vaglio dell’Esecutivo ci sarebbe anche l’ipotesi di una vendita di immobili pubblici per aiutare a risanare i conti pubblici: il Governo starebbe quindi lavorando a una norma da inserire in Decreto.

La misura potrebbe prevedere “un consistente programma di dismissioni immobiliari” fino all’anno prossimo, tra i beni direttamente in possesso dello Stato e quelli degli enti pubblici. Non è esclusa neppure la possibilità di cessione in blocco, magari per il tramite di società controllate ma fuori dal perimetro della contabilità pubblica, come la Cdp.

Il nodo della regolarizzazione dei migranti

Uno tra i punti più controversi è invece quello della regolarizzazione dei lavoratori stranieri. Nella nota di Palazzo Chigi, è specificato che domenica le delegazioni delle forze di Governo hanno trovato “un accordo politico su vari temi e misure da inserire nel decreto in corso di formazione“, tra cui “è stato ampiamente discusso anche quello della cosiddetta regolarizzazione dei migranti”. In merito a ciò, prosegue il comunicato, “è stata raggiunta una sintesi politica rimettendo alla ministra Lamorgese il compito di tradurla sul piano tecnico-giuridico”.

A questo proposito, la posizione di Conte è che “regolarizzare per un periodo determinato immigrati che già lavorano sul nostro territorio significa spuntare le armi al caporalato, contrastare il lavoro nero, effettuare controlli sanitari e proteggere la loro e la nostra salute tanto più in questa fase di emergenza sanitaria”. Ma i pentastellati restano scettici: il loro capo politico Vito Crimi, in un post, ha avvertito: “Sul punto non arretreremo di un millimetro”, da momento che “chi ha sfruttato le persone e ha drogato i mercati usando manodopera in nero a basso costo eludendo contributi e tasse, non può farla franca”.

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