DL Liquidità disatteso: perché le imprese non hanno ancora i soldi

Nonostante il decreto sia stato firmato il 6 aprile, le misure del DL Liquidità hanno difficoltà a essere messe in pratica

Lo scorso 6 aprile, nel corso di una comunicazione in streaming sul proprio profilo Facebook, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte preannunciava una serie di misure e iniziative a favore delle imprese che avrebbero garantito una “potenza di fuoco da 400 miliardi di euro”. Grazie a forme di garanzia dello Stato, le attività produttive avrebbero potuto accedere a prestiti agevolati, favorendo così la ripresa economica post-pandemia.

Una potenza di fuoco, però, apparentemente innacquata. Stando ai primi report in arrivo da rappresentanti di categorie produttive e dagli istituti di credito, infatti, si registrano non poche difficoltà nell’erogazione dei prestiti. Le aziende, così, non riescono a ottenere velocemente il denaro di cui avrebbero bisogno e la ripartenza, quando verrà finalmente annunciato il piano per la Fase 2, potrebbe andare più a rilento di quanto preventivato.

Prestiti garantiti dallo Stato: le tempistiche

L’errore “primigenio”, secondo alcuni analisti, sarebbe stato dettato dalla fretta dell’annuncio. Quando il Premier Conte ha annunciato la misura, infatti, dovevano essere ancora completati dei passaggi burocratici e legislativi che hanno ritardato di quasi tre settimane l’effettiva operatività della “potenza di fuoco”. Dalla firma del decreto alla sottoscrizione dell’accordo con Abi e Sace sono passate due settimane (6 aprile e 20 aprile), costringendo diversi istituti di credito a rispendire al mittente alcune richieste arrivate prima del tempo. Inoltre, parte delle coperture finanziarie (per 34 miliardi di euro) arriveranno solo con un decreto atteso nei prossimi giorni.

Prestiti garantiti dallo Stato: gli intoppi

Quella delle tempistiche, però, è solo una parte della storia. Come fanno notare diversi rappresentanti delle categorie produttive interessati alle misure, non sempre è stato semplice interpretare le norme o trovare istituti di credito pronti a supportare le richieste dei clienti.

Per i prestiti fino a 25mila euro, più semplici da erogare perché non richiedono una nuova valutazione del merito del credito, il Governo è dovuto intervenire con due chiarimenti, così da evitare interpretazioni errate della norma.

Per i prestiti fino a 800 mila euro, invece, gli imprenditori possono essere costretti a produrre e presentare per due volte gli stessi documenti. La garanzia del 100%, infatti, è resa possibile dalla cooperazione tra Stato (che arriva fino al 90% di garanzia) e Confidi (che copre il restante 10%). Gli imprenditori devono così presentare per due volte la documentazione, prolungando non poco i tempi di erogazione del credito.

Passando al capitolo banche, c’è da registrare l’attacco di Salvo Politino, vicepresidente di Unimpresa. Secondo Politino, non sempre gli istituti di credito sarebbero disponibili a concedere il prestito e, tra “trucchi e intoppi”, non sempre si riesce a ottenere quanto sperato.

Prestiti garantiti dallo Stato: i numeri

Comunque, nonostante la partenza a rilento e gli intoppi burocratici, le misure previste dal Governo per sostenere le imprese stanno iniziando a dare i loro frutti. Al 24 aprile, le domande presentate al Fondo di Garanzia sono state 22.480: di queste, il 25% circa è rappresentato dai prestiti sotto i 25mila euro (per i quali l’iter è molto più veloce, come abbiamo visto), mentre la parte restante è composta da domande di garanzia diretta, domande di riassicurazione e, in minima parte, domande di rinegoziazione.

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