Arriva il “lunedì dei prestiti” ma le banche non sono pronte. Si temono disordini

I sindacati scrivono al Viminale e chiedono aiuto a Governo e forze dell'ordine. Sileoni (Fabi): Alcune banche impreparate

Si moltiplicano i timori dei sindacati per la giornata di domani, lunedì 20 aprile, quando si potranno finalmente presentare le richieste di finanziamento fino a 25mila euro previste dal Decreto Liquidità.

Lo scenario che crea preoccupazione è che, di fronte all’impreparazione delle banche, si possano scatenare reazioni spazientite o addirittura violente agli sportelli. Non è un caso che le principali sigle sindacali abbiano indirizzato una lettera alla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, per chiedere aiuto nella gestione della situazione. 

La lettera dei sindacati a Lamorgese

A firmare la lettera, i segretari generali Lando Sileoni (Fabi), Riccardo Colombani (First-Cisl), Giuliano Calcagni (Fisac-Cgil), Massimo Masi (Uilca-Uil) ed Emilio Contrasto (Unisin).

“Alcune banche non sono pronte a concedere prestiti alle imprese”, fanno notare. E tale situazione “potrebbe generare tensione fra i clienti che si recheranno nelle filiali bancarie, sfociando in fenomeni di violenza che già sono stati registrati”. E visto che “lunedì mattina partiranno le procedure per erogare i finanziamenti garantiti dallo Stato”, i sindacati chiedono l’intervento del Governo e delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza degli sportelli.

Le spiegazioni di Abi sui ritardi

Dei ritardi accumulati dagli istituti di credito si era ampiamente parlato nei giorni scorsi, al punto che poi il Comitato esecutivo di Abi aveva messo in evidenza “le difficoltà nelle quali le banche si trovano ad operare: le dichiarazioni di immediata disponibilità delle forme di anticipazione di liquidità non hanno tenuto infatti in conto degli adempimenti, non dipendenti dalle banche, non sempre ancora completati e che impediscono alle banche di attuare, fino ad ora, le misure di liquidità, che necessiterebbero di semplificazioni”, si legge nella nota diffusa.

Abi, insomma, aveva puntualizzato che per poter operare nel rispetto della legge, delle norme di vigilanza “e della sana e prudente gestione che sempre devono rispettare anche nella fase dell’emergenza e dell’urgenza”, le banche necessitano di “certezze giuridiche su strumenti e modalità operative”. Gli istituti di credito, aveva assicurato, “stanno facendo tutto quanto è possibile e talvolta l’impossibile per essere vicine alle famiglie, alle imprese, a tutte le persone e categorie sociali così duramente colpite dall’emergenza”.

La denuncia di Sileoni (Fabi)

Secondo il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, “a poche ore dall’avvio dei nuovi finanziamenti fino a 25.000 euro garantiti dallo Stato attraverso il Fondo centrale, abbiamo scoperto che alcune banche sono impreparate: se costretto, farò i nomi di chi è in regola e di chi, invece, ha evidentemente perso tempo”. “È inammissibile”, prosegue, “che la clientela se la prenda con chi lavora nelle filiali invece di puntare il dito contro chi ha la responsabilità di queste gravi inadempienze”.

Uno dei problemi, spiega il sindacalista, è che le procedure e le circolari interne non sono state implementate in tutti gli istituti di credito, “nonostante esistano già da anni ‘prodotti’ di finanziamento sostanzialmente identici e già garantiti dallo stesso fondo”: ne consegue dunque che “le domande di nuovi prestiti non possono essere inserite e, quindi, non possono essere gestite le richieste”.

Sileoni ha riferito di aver ricevuto rassicurazioni sia dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sia dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che tutto il settore bancario sarebbe stato pronto a partire da lunedì mattina. Ma lui avverte: “Lo ripeto: denuncerà, se costretto, i nomi delle banche che non saranno pronte”.

I motivi dell’alta tensione

Tra le altre criticità che potrebbero alzare la tensione agli sportelli, per i sindacati c’è anche il fatto che alcuni clienti non avranno i requisiti per accedere ai finanziamenti, avendo già sottoscritto prestiti che non sono in grado di rimborsare. Inoltre, i prestiti arriveranno a un massimo di 25mila euro solo per le aziende che vantano ricavi dai 100 mila euro in su all’anno.

Le rassicurazioni del Viminale

Dinnanzi alle preoccupazioni dei sindacati, il Viminale ha assicurato “la totale considerazione del rischio di reazioni violente segnalate dai sindacati dei bancari”. Tutti i prefetti sono quindi stati allertati “affinché sia garantito un adeguato dispositivo di sicurezza sugli istituti in un passaggio così delicato. E l’attenzione continuerà ad essere elevata anche in seguito”. Il ministero dell’Interno, insomma, rassicura sulla propria capacità di allertare le forze dell’ordine qualora ce ne sia bisogno.

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