Dl Crescita, “Salva Roma”: ancora tensione tra Lega e CinqueStelle

Per la Lega nessun aiuto alla Raggi. La replica pentastellata: "Eʼ a costo zero". Oggi CdM, intanto si cerca mediazione dell'ultima ora

C’è una costante che ha accompagnato in questi mesi l’esperienza di Governo targata Lega-CinqueStelle: amici-nemici. Su più di una questione, infatti, si è ripetuta la medesima dinamica: prima le frizioni, poi la pace quasi sempre in extremis.

Fatto sta che al netto di litigi, frecciatine e minacce di rottura, l’esecutivo è sempre riuscito a trovare una via d’uscita e alla fine regge. Sarà così anche stavolta? A scatenare l’ennesimo braccio di ferro ci ha pensato il “Salva Roma”.

Fonti Lega: “Non voteremo il salva Raggi” – “Nessuna norma salva Raggi. Non esistono comuni di serie A e serie B. O si aiutano tutti i comuni e i sindaci in difficoltà o nessuno. La Lega non vota norme che creano disparità. Bene il decreto crescita con le misure per i risparmiatori truffati, per abbassare le tasse alle imprese, riduzione della burocrazia per gli enti territoriali”, fanno sapere fonti del Carroccio.

Fonti M5S: “Gaffe di Salvini, è a costo zero” – “Siamo di nuovo costretti a puntualizzare, perché la Lega con Matteo Salvini è inciampata in una grandissima gaffe senza saperlo. Il provvedimento di cui parlano, che loro chiamano salva-Roma, poi salva-Raggi quando capiscono che il primo epiteto non paga in termini elettorali, è totalmente a costo zero. Non andiamo oltre, ci fermiamo qui, sarebbe paradossale spiegare qualcosa che capirebbe anche un bambino”. Riferiscono fonti M5S all’Ansa.

Arriva anche la presa di posizione del Ministro all’Economia Laura Castelli. “Voglio rassicurare il Ministro Salvini, non c’è nessun Salva Roma, dalla lettura della norma si comprende che così viene chiusa l’operazione voluta dal Governo Berlusconi nel 2008, con un considerevole risparmio per lo Stato e per i cittadini”.

Secondo la norma, con la chiusura della gestione commissariale, le obbligazioni del Comune di Roma verrebbero trasferite al Mef che potrebbe rinegoziare i tassi di interesse con le banche in modo che lo Stato non debba più erogare i 300 milioni di euro l’anno (ai quali si aggiungono i 200 milioni del Campidoglio) per la gestione del debito accumulato.

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