Dl Crescita, oltre il Salva-Roma: le altre misure

Da Alitalia alla rottamazione delle cartelle dei Comuni passando per i rimborsi ai risparmiatori truffati, cosa contiene il decreto

Il decreto Crescita, approvato dal governo il 4 aprile ‘salvo- intese’, non compare all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri ma resta sul tavolo corredato dalle tensioni per lo scontro Lega-M5S sulla norma che alleggerirebbe parzialmente la Capitale da un debito-monstre di circa 12 miliardi di euro.

LA NORMA DELLA DISCORDIA – Con la norma ‘salva Roma’ lo Stato contribuirebbe a pagare gli interessi del debito storico da circa 12 miliardi di euro della Capitale. Ma qui si consuma il duello tra le due forze della maggioranza: secondo il M5S l’operazione è a costo ‘zero’ dunque senza oneri aggiuntivi per l’Erario e quindi per i contribuenti, anzie darebbe risparmi mentre la Lega dice ‘no’ ad una norma ad hoc per la Città eterna e rilancia chiedendo di estendere le agevolazioni anche ad altri Comuni a rischio dissesto.

NODO RISPARMIO – Il dl dovrebbe contenere le attese norme per sbloccare i rimborsi per i risparmiatori: l’intesa prevedere ristori automatici per i redditi entro i 35mila euro e patrimoni mobiliari entro i 100mila (circa il 90% della platea secondo il governo); e per il restante 10%, si procederebbe agli arbitrati.

SALVAGENTE ALITALIA – Il Mef interverrebbe nel capitale sociale della compagnia aerea; verrebbe esteso a tempo indeterminato il prestito-ponte concesso ad Alitalia nel 2017 e gli interessi sarebbero trasformati in capitale della compagnia.

IMPRESE – Sul fronte imprese il dl crescita dovrebbe rivedere il regime Ires sostituendo la flat tax al 15% con una tassazione che si applica solo agli utili accantonati. Nel primo anno l’aliquota sarà al 22,5%, per poi calare di un punto percentuale sia nel 2020 sia nel 2021; a partire dal 2022 l’Ires scenderà al 20%.

SUPER AMMORTAMENTO – Torna dal primo aprile al 31 dicembre 2019 il superammortamento al 130% per le imprese che investono in beni strumentali nuovi.

SCONTO IMU CAPANNONI – E’ atteso un aumento della deducibilità dell’Imu sui capannoni che passa dal 40 al 50% nel 2019 e fino al 60’% nel 2020.

ROTTAMAZIONE TER – Con il dl dovrebbe arrivare il condono per le multe auto, Imu, Irap, Tasi: la rottamazione delle cartelle viene infatti estesa dall’Erario anche a regioni, province, città metropolitane e comuni con lo sconto di sanzioni e interessi.

DISMISSIONI – Verrebbe esteso anche agli Enti locali il piano di dismissioni di immobili pubblici. Oltre l’80% dei beni immobili della Pa risulta in mano agli Enti locali, da qui l’idea di estendere il perimetro dei soggetti che possono contribuire alle cessioni a beneficio del calo del debito pubblico, sempre che l’operazione riscuota successo.

STOP CERVELLI IN FUGA – Il dl rafforzerebbe gli incentivi per il rientro dei cervelli: docenti e ricercatori che trasferiscono la residenza in Italia dal 2020 vedranno aumentare dal 50 al 70% la quota della base imponibile esclusa dalla tassazione. Inoltre passa da 4 a 6 anni la durata del regime di favore fiscale e si estendono ulteriormente le agevolazioni in base al numero dei figli o in presenza di un acquisto di una casa nel Belpaese.

BONUS EDILIZIA – Bonus in arrivo per la valorizzazione dell’edilizia. Le imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare che acquistano e, entro i successivi 10 anni, demoliscono e ricostruiscono l’edificio potranno beneficiare di diversi incentivi: una tantum di 200 euro per l’imposta di registro e le imposte ipotecaria e catastale; possibilità di variazione volumetrica e alienazione rispetto al fabbricato preesistente. 2019.

SCUOLE E LAMPIONI – Contributi ai comuni per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile. Le amministrazioni si vedranno assegnati automaticamente contributi, nel limite massimo di 600 milioni di euro per l’anno 2019. Gli interventi e le forniture devono essere avviati entro il 15 ottobre 2019.

MARCHIO STORICO – Con il dl crescita si istituisce il ‘marchio storico di interesse nazionale’. Le persone fisiche o giuridiche con marchi d’impresa vecchi di almeno mezzo secolo, o per le quali sia possibile dimostrare l’uso continuativo da almeno cinquanta anni, si potranno iscrivere nell’apposito registro. Le aziende in crisi potranno essere aiutate dallo Stato, che scenderà in campo se le imprese si troveranno in difficoltà.

ITALIAN SOUNDING – Pizzerie ‘Mafia’, magliette ‘Marina’, formaggi ‘Parma’. Arriva la stretta sulle parole che fanno pensare all’Italia, e che vengono utilizzate proprio per attirare possibili clienti. La norma mira a tutelare maggiormente i segni riconducibili alle forze dell’ordine e alle forze armate e i nomi di regioni e comuni. In particolare si vieta la registrazione di marchi d’impresa che contengano parole ‘italian sounding’ e, più in generale, di figure o segni lesivi dell’immagine o della reputazione dell’Italia.

MADE IN ITALY – Il ‘made in Italy’ diventa un simbolo, accompagnato dall’emblema dello Stato italiano e inserito in una contrassegno anti-falsificazione. Solo le imprese che producono beni con reale origine in Italia potranno utilizzare il contrassegno.

In collaborazione con Adnkronos

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