Conte rilancia gli Eurobond: “Mes? Non siamo la Grecia”

"MES ha cattiva fama", ribadisce il Premier ricordando che l'Italia è stata lasciata sola

Quella appena iniziata è l’ennesima settimana di fuoco per il Governo Conte bis impegnato ormai da mesi a fronteggiare l’emergenza coronavirus esplosa nel nostro Paese alla fine di febbraio.

Nei prossimi giorni dovrebbe infatti arrivare il dl aprile che, secondo le indiscrezioni, dovrebbe viaggiare intorno ai 70 miliardi e contenere misure ad hoc per imprese e Partite Iva. 

Riflettori puntanti anche sul Consiglio europeo, in programma il prossimo 23 aprile chiamato a formalizzare l’indirizzo politico sui nuovi strumenti finanziari anti-covid a livello comunitario dopo la riunione dell’Eurogruppo dello scorso 10 aprile che ha gettato le basi di un primo accordo informale fra i Ministri delle Finanze dei Paesi dell’areo euro.

CONTE BOCCIA ANCORA IL MES ED EVOCA LA GRECIA – Un appuntamento in vista del quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte torna a ribadire che “Il MES in Italia ha una cattiva fama”. Lo spiega in un’intervista alla Sueddeutsche Zeitung, anticipata dal sito del giornale tedesco, rimarcando dunque la linea dalla quale il nostro Paese non intende retrocedere, in vista del Consiglio europeo. “Non abbiamo dimenticato che ai greci, nell’ultima crisi finanziaria, sono stati richiesti sacrifici inaccettabili perché ottenessero i crediti”, ribadisce.

STOCCATA ALLA GERMANIA – “È indiscutibile: l’Italia è stata lasciata sola”, risponde così senza giri di parole a chi lo incalza sulla sensazione degli italiani di essere stati lasciati soli all’inizio della crisi del coronavirus. “Anche Ursula von der Leyen si è scusata per questo a nome dell’Unione europea, nell’Europarlamento. Devo dire che ho molto apprezzato questo gesto”, afferma Conte.

Severo il giudizio su alcuni Paesi europei che, a detta del Premier “hanno guardato finora soltanto ai propri vantaggi, la Germania ha “un bilancio commerciale superiore a quanto prevedano le regole dell’UE” e con questo surplus non opera da locomotiva bensì da “freno per l’Europa”.

CORONABOND, ITALIA NON MOLLA – Poi torna a ribadire la necessità dei Coronabond: “L’Ue ha bisogno di tutta la sua potenza di fuoco, nello specifico attraverso l‘emissione di titoli comuni. Viviamo il più grande shock dalla guerra” e “a questo anche l’Europa deve dare una risposta”.

 

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