Digitale, UE punta a completare transizione in 10 anni: la sfida su competenze e diritti

Un piano per la trasformazione digitale dell’Europa entro i prossimi 10 anni, una tappa fondamentale anche ai fini della transizione verso un’economia a impatto climatico zero, circolare e resiliente. La Commissione europea ha presentato la sua visione dell’Europa digitale al 2030, che si sviluppa su quattro priorità – infrastrutture, competenze, servizi, imprese – per garantire un futuro digitale antropocentrico, sostenibile e più prospero. Di qui la priorità agli investimenti ed al superamento delle vulnerabilità e dipendenze.

“Abbiamo mobilitato risorse senza precedenti da investire nella transizione digitale”, ha sottolineato la Presidente Ursula von der Leyen, ricordando che “la pandemia ha dimostrato quanto le tecnologie e le competenze digitali siano fondamentali per il lavoro, lo studio e la vita sociale, mettendo in evidenza gli aspetti che dobbiamo migliorare”.

“Il documento pubblicato oggi rappresenta l’inizio di un processo di inclusione”, ha spiegato la Commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager, mentre il commissario al Mercato interno Thierry Breton ha sottolineato che “l’Europa deve garantire che i suoi cittadini e le sue imprese abbiano accesso a una gamma di tecnologie all’avanguardia che renderanno la loro vita migliore, più sicura e persino più ecologica, a patto che siano dotati delle competenze necessarie per utilizzarle”.

Una “bussola” per orientare le scelte future

Per tradurre le ambizioni digitali dell’UE per il 2030 in termini concreti, la Commissione propone un sistema di monitoraggio a “semaforo” sul raggiuntgimento dei target degli Stati membri ed una bussola per il digitale concepita attorno a quattro punti cardinali:.

1) Competenze – almeno l’80% della popolazione adulta dovrebbe possedere entro il 2030 competenze digitali di base e 20 milioni di specialisti dovrebbero essere impiegati nell’UE nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, con un aumento del numero di donne operative nel settore;

2) Infrastrutture – tutte le famiglie dell’UE dovrebbero beneficiare di una connettività Gigabit e tutte le zone abitate dovrebbero essere coperte dal 5G; la produzione di semiconduttori sostenibili e all’avanguardia in Europa dovrebbe rappresentare il 20% della produzione mondiale; 10.000 nodi periferici a impatto climatico zero e altamente sicuri dovrebbero essere installati nell’UE e l’Europa dovrebbe dotarsi del suo primo computer quantistico;

3) Imprese – entro dieci anni tre imprese su quattro dovrebbero utilizzare servizi di cloud computing, big data e intelligenza artificiale; oltre il 90% delle PMI dovrebbe raggiungere almeno un livello di base di intensità digitale e dovrebbe raddoppiare il numero di imprese “unicorno” nell’UE;

4) Servizi pubblici digitali – tutti i servizi pubblici principali dovrebbero essere disponibili online, tutti i cittadini avranno accesso alla propria cartella clinica elettronica e l’80% dei cittadini dovrebbe utilizzare l’identificazione digitale (eID).

Il nodo dei diritti 

Diritti e valori dell’UE sono al centro del modello europeo per il digitale, incentrato sulla persona, e dovrebbero trovare pieno riscontro nello spazio online, al pari di quanto accade nel mondo reale.

È per questa ragione che la Commissione propone l’elaborazione di un quadro di principi digitali e punta a garantire che gli stessi diritti applicabili nel mondo offline possano essere pienamente esercitati online. Fra questi, l’accesso a una connettività di alta qualità, a competenze digitali sufficienti, a servizi pubblici e a servizi online equi e non discriminatori.

Fra le proposte anche quella di monitorare mediante un Eurobarometro la percezione da parte dei cittadini europei del rispetto dei loro diritti digitali.

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