Derivati: l’Italia è seduta su una bomba da 32 miliardi

Il rapporto è basato sui dati della Banca d'Italia

Mina derivati da quasi 32 miliardi di euro sui conti pubblici italiani. I titoli derivati presenti sui bilanci dello Stato centrale e degli enti locali ammontano a 31,9 miliardi.

COSA SONO – Come dice il nome, si tratta di prodotti finanziari il cui valore “deriva” dall’andamento di un altro bene (azioni, obbligazioni, valute ecc.) oppure dal verificarsi di un preciso evento. E’ una sorta di “scommessa” su un avvenimento futuro: ad esempio, le quotazioni di quel titolo saliranno o quello Stato non sarà in grado di pagare il suo debito. L’attività o l’evento, che possono essere di qualsiasi natura, costituiscono il cosiddetto “sottostante” del prodotto derivato. La relazione che lega il valore del derivato al sottostante è il risultato finanziario del derivato, detto “pay-off”.
I prodotti derivati sono utilizzati principalmente per due scopi :
1) ridurre il rischio finanziario di un portafoglio (finalità di copertura): acquisto un titolo nella ovvia speranza che salga, ma al tempo stesso acquisto un derivato sullo stesso titolo che prevede il calo delle sue quotazioni. Comunque vada non ci perdo;
2) ottenere un profitto assumendo esposizioni di rischio ma ad alto rendimento (finalità speculativa).

Nell’ultimo anno i titoli altamente speculativi sono calati in quasi tutti i comparti, ma resta comunque enorme l’ammontare di titoli tossici sia nei bilanci del settore pubblico sia in quelli settore privato: nelle banche il calo è stato di 53,5 miliardi e nelle assicurazioni di 105 milioni; nelle imprese si è registrata una crescita di 2,9 miliardi, per quanto riguarda le singole famiglie c’è una lieve riduzione di un milione di euro. In totale, la massa di derivati finanziari presenti in Italia è pari a 250 miliardi in calo di 59,3 miliardi (-19,19%) rispetto ai 309,3 miliardi di fine 2014. Questi i dati principali di un rapporto del Centro studi di Unimpresa sull’andamento dei derivati finanziari negli ultimi 12 mesi.

Secondo il rapporto, basato su dati della Banca d’Italia, la speculazione finanziaria è rimasta a livelli alti anche con la crisi. I dati si riferiscono alle passività sui bilanci, vale a dire le operazioni potenzialmente in perdita. Sui bilanci degli istituti di credito, alle fine del 2014 risultavano titoli derivati per 253,9 miliardi; dopo un anno è stata registrata una diminuzione di 53,5 miliardi (-21,09%) e la massa di derivati è arrivata a 200,3 miliardi.

“Nonostante anni di rigore, austerity e tasse, lo stato di salute della finanza pubblica italiana non è ancora al meglio, seppur qualche segnale di calo sul fronte della spazzatura finanziaria. Dopo un lunghissimo periodo di sacrifici, come contribuenti siamo ancora costretti a preoccuparci” commenta in proposito il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

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