Depenalizzazione: i reati abrogati. A chi conviene e a chi no

Un nuovo regime, che, paradossalmente, rischia di penalizzare proprio le vittime

Fisco 7Da lunedì 8 febbraio è entrato in vigore il decreto sulle depenalizzazioni. Un nuovo regime, che, paradossalmente, rischia di penalizzare proprio le vittime. Vediamo perchè.

I REATI CHE DIVENTANO ILLECITI AMMINISTRATIVI
L’elenco ufficiale è il seguente:

  • tutti i reati non contenuti nel codice penale puniti con la sola pena pecuniaria (multa o ammenda);
  • atti osceni;
  • pubblicazioni e spettacoli osceni;
  • rifiuto di prestare la propria opera in occasione di un tumulto;
  • abuso della credulità popolare;
  • rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive;
  • atti contrari alla pubblica decenza;
  • guida senza patente;
  • noleggio di materiale coperto da copyright;
  • installazione e uso di impianti abusivi di distribuzione carburante;
  • omesso versamento di ritenute previdenziali entro la somma di € 10000.

Tutti questi reati saranno puniti d’ora in poi con la sola sanzione amministrativa, che potrà andare, a seconda della norma violata, da un minimo di € 5000 ad un massimo di € 30000. Certo non si tocca più la fedina penale, ma il prezzo è salato: in generale, infatti, le nuove sanzioni pecuniarie superano e di molto le vecchie multe e ammende. Il lavoro si sposta, dunque, dalle procure alle prefetture e alle altre autorità amministrative competente per l’irrogazione delle sanzioni amministrative.

Vediamo alcuni esempi. Viene depenalizzato l’articolo 652 del codice penale (rifiuto di prestare la propria opera in occasione di un tumulto), attualmente punito con l’arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda fino a 309 euro e con l’arresto da 1 a 6 mesi o con l’ammenda da 30 euro a 619 euro se il colpevole dava informazioni o indicazioni mendaci. Si noti che nel primo caso si applicherà la sanzione pecuniaria da 5 a 18 mila euro, mentre nella seconda ipotesi la forbice va da 6 a 18 mila euro. L’abuso della credulità popolare (articolo 661 del codice penale) attualmente punito con l’arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda fino a euro 1.032 diventa sanzione amministrativa, ma la sanzione rincara e passa da 5 mila a 15 mila euro.
Nonostante si tratti di reati puniti con la sola pena della multa, il Governo ha scelto invece di non depenalizzare i reati di minaccia ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose.

I REATI CHE DIVENTANO ILLECITI CIVILI
L’elenco ufficiale, oltre ai già annunciati reati di ingiuria, falsità in scrittura privata ed altri reati in materia di scritture private, appropriazione di cose smarrite e furto da parte di un comproprietario contiene a sorpresa anche il reato di danneggiamento semplice.
Per questi reati la persona offesa non dovrà più sporgere querela, ma chiedere al giudice civile (tribunale o giudice di pace) il risarcimento del danno.
Il giudice dovrà inoltre punire il colpevole con una sanzione pecuniaria:

  • da € 100 a € 8000 per i reati di ingiuria, furto di un comproprietario, danneggiamento, appropriazione di cose smarrite;
  • da € 200 a € 12000 per i reati in materia di falsità in scritture private.
    Le nuove sanzioni si applicheranno anche ai reati commessi precedentemente all’entrata in vigore dei nuovi decreti, a meno che il processo penale non si sia già concluso con una sentenza irrevocabile.

DEPENALIZZAZIONE: A CHI CONVIENE
Migliaia di processi passeranno dai giudici penali a quelli civili, le vittime dei reati dovranno sostenere ingenti spese legali e per loro sarà più difficile ottenere giustizia. Gli unici vantaggi di questa riforma potrebbero essere per i colpevoli e per le casse dello Stato.

La riforma promette di rendere più efficiente la giustizia e più effettive le pene, dato che in buona parte dei casi, finora, questi reati non venivano puniti a causa della prescrizione o dei numerosi benefici che evitano al condannato di entrare in carcere per pene di pochi mesi di reclusione.
Il problema però non è risolto, perché per questi fatti da ora in poi non sarà evitato un processo, ma si trasferirà soltanto la competenza dal giudice penale a quello civile, con il rischio di ingolfare ancora di più la giustizia civile già notoriamente lenta in Italia, con una durata media dei processi, per tutti e tre i gradi di giudizio, di circa 8 anni.

Per assurdo a farne le spese potrebbero essere soprattutto le vittime
Per ottenere giustizia, infatti, chi sarà vittima di uno di questi illeciti dovrà rivolgersi necessariamente ad un avvocato – sostenendone le spese – e potrà chiedere al giudice civile il risarcimento del danno subito solo dopo avere pagato il contributo unificato, che a seconda del valore del processo, può essere anche di qualche centinaio di euro.
La vittima inoltre non potrà più, come nel processo penale, contare soltanto sulla propria testimonianza, ma dovrà necessariamente portare al giudice altre prove, come documenti o dichiarazioni di altre persone presenti. È immaginabile quindi quanto sarà difficile provare fatti, come l’ingiuria, che spesso vengono commessi oralmente e senza la presenza di testimoni.

I colpevoli potranno quindi farla franca più facilmente e nei loro confronti l’efficacia della pena dipenderà dalle proprie condizioni economiche: una persona non agiata potrebbe doversi indebitare per una parola di troppo, mentre una ricca potrà offendere e danneggiare più a cuor leggero.
La riforma quindi rischia di risultare vantaggiosa solo per le casse dello Stato, che potranno incassare i contributi unificati e le sanzioni, mentre potrebbe divenire inutile o addirittura svantaggiosa per il funzionamento della giustizia e per la tutela dei diritti delle vittime di questi fatti.
L’obiettivo positivo di depenalizzare comportamenti di non particolare gravità e di accelerare i processi avrebbe forse richiesto l’introduzione di procedure più snelle e rapide e non il ricorso alle regole ordinarie del processo civile.

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Depenalizzazione: i reati abrogati. A chi conviene e a chi no