E se l’America andasse in default? La crisi del debito sovrano sull’economia mondiale

Secondo alcuni economisti diventano sempre più urgenti manovre di aggiustamento dei conti

a cura Teleborsa

Gli Stati Uniti come la Grecia? Viene da sorridere al confronto, che mette in relazione una pulce con l’elefante. Eppure qualche analogia c’è e rischia di provocare un cataclisma sull’economia mondiale per il prossimo decennio. Si parla di una recessione che potrebbe essere ben più lunga e profonda di quella sperimentata nel 2008, mietendo molte più vittime della passata crisi finanziaria, le Lehman Brothers del futuro…

E’ questo lo scenario che si profila, se gli States non riusciranno a mettere ordine nei propri conti, come fatto da molti Paesi in Europa. Ma la crisi del debito è scoppiata per ora solo nel Vecchio Continente, che resta preda della speculazione e delle difficoltà di trovare una via d’uscita all’impasse. A Washington invece si discute di un innalzamento del tetto del debito, che ormai supera ampiamente i 14 trilioni di dollari. Una cifra triplicata rispetto ai una quindicina di anni fa e che rischia di salire ad un ritmo analogo nel prossimo decennio.

Così, mentre le autorità monetarie e politiche statunitensi fanno appello alla clemenza del Congresso per alzare il tetto del debito, indebitando di più gli Usa, c’è qualcuno meno miope che fa appello ad un serio piano di rientro della spesa pubblica. E’ Stanley Druckenmiller, l’uomo ombra di George Soros, colui che viene considerato il “guru” dell’alta finanza. Insomma, una voce autorevole in seno a Wall Street ad al mondo della finanza globale.

Druckenmiller, in una intervista al Wall Street Journal, ha voluto distinguere fra le ipotesi di default e di semplice insolvenza tecnica, ovvero quella che si verifica quando vengono tardati solo alcuni pagamenti a breve, ma viene onorato l’intero debito contratto nel lungo periodo. Per dirla in due parole, Druckenmiller ha sottolineato che un semplice innalzamento del tetto del debito, senza una contemporanea e seria riduzione della spesa, produrrebbe un’esplosione del debito a stelle e strisce, con riflessi sulla capacità degli Usa di onorare gli impegni nel lungo periodo. Risultato? Una catastrofe finanziaria ed una conseguente profonda recessione. L’altra alternativa sarebbe quella di mettere a punto un credibile Piano di austerity, magari rinunciando temporaneamente alla solvibilità a breve e finendo in una situazione di semplice insolvenza tecnica. Se due più due fa quattro, questa mossa consentirebbe agli States di ridurre l’enorme debito nel lungo periodo, allontanando le possibilità di default e l’ipotesi di diventare una novella “Grecia”.

Inutile dire che Druckenmiller propende per la seconda ipotesi e chiede a Washington maggior lungimiranza, per evitare l’apocalissi. A Obama la scelta cruciale!

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