Def e la missione (impossibile?) del Governo sui conti: servono 47 miliardi in due anni

L'esecutivo rassicura ma sul tavolo resta e si fa strada l’ipotesi di un aumento dell’IVA

A riaccendere i toni del dibattito tra Roma e Bruxelles, mai del tutto sopito ma più soft rispetto ai mesi scorsi, ci ha pensato il Def, il Documento di Economia e Finanza approvato dall’esecutivo lo scorso mercoledi.

A richiamare l’Italia ci ha pensato il  commissario Ue per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, a margine dei lavori del Fmi, “L’Italia sta soffrendo una situazione di stagnazione, se non di recessione. E la situazione italiana è fonte di incertezza per tutta l’Eurozona”, ha detto parlando ai microfono di Sky tg24. “Servono riforme strutturali vere e credibili e misure per la crescita. E non è questione di essere duri, ma il debito deve calare”, ha aggiunto.

Anche Christine Lagarde, direttrice del Fmi, aveva sottolineato la necessità di “rafforzare il sistema delle banche e individuare misure credibili e identificabili”. Il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, stritolato nella morsa di chi lo tira per la giacchetta e chi lo bacchetta, riguardo al Def, aveva ammesso: “Il profilo delineato per l’indebitamento netto richiederà l’individuazione di coperture di notevole entità”. 

Insomma, il Def  ha riportato le lancette della finanza pubblica allo scorso ottobre, proprio quando è iniziato il braccio di ferro con Bruxelles. Ma adesso sul tavolo due incognite in più: il percorso di discesa del deficit, dal 2,4% di quest’anno all’1,8% del 2021, è identico alla strada tracciata in autunno.

Come scrive il Sole 24 Ore, però. ” il punto di partenza del debito è più alto di 2,8 punti di Pil rispetto al piano della Nadef 2018. E soprattutto i numeri sono agganciati a una serie di misure extra che fra quest’anno e il prossimo devono portare 46,6 miliardi alla causa di deficit e debito. Senza questi aiuti, tutti i parametri punterebbero decisamente in alto aprendo rischi ulteriori per l’accoglienza dei nostri conti pubblici in Europa e soprattutto sui mercati.

I primi 18 miliardi servono subito – Nei prossimi mesi, per rispettare la tabella di marcia fissata dal Cdm,  il Tesoro dovrebbe “privatizzare” 18 miliardi vendendo le quote che ha nelle partecipate pubbliche ma non mancano i dubbi intorno alle ipotesi di cessione a Cdp, che potrebbero incontrare obiezioni serie in Europa. Mentre fatica a partire anche l’altro piano extra, per dismettere immobili dello Stato per 950 milioni quest’anno. 

Sul tavolo, insomma, resta e avanzi l’ipotesi che alla fine il governo si trovi nelle condizioni di aumentare l’IVA. Nonostante le rassicurazioni dei due Vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, i dubbi sulle coperture necessarie per coprire le spese del Def, flat tax in primis, restano. 

Anche il Premier Conte interviene:“Non prevediamo patrimoniale ed eviteremo l’aumento dell’Iva”. Così il Presidente del Consiglio, Rispondendo alle domande dei giornalisti a Bruxelles. Secondo Conte il “piano di privatizzazioni del governo sta andando avanti”. “Ci auguriamo che la crescita possa essere più alta dello 0,2%, che e’ frutto della congiuntura e anche dell’interlocuzione con Bruxelles – ha detto. Per quanto riguarda la possibilità di continuare con il nostro programma di riforme senza aumentare l’Iva è rimessa alla spending review, che stiamo portando avanti. Stiamo completando l’analisi e speriamo di portarla a casa. Siamo molto determinati a evitare l’aumento dell’Iva e non prevediamo patrimoniali – ha ribadito – mentre sulle privatizzazioni è un programma che sta andando avanti e alcune misure del decreto crescita sono volte a favorirle”. 

I più maliziosi però sono pronti a giurare che dietro le smentite di rito ci siano le elezioni europee in programma a maggio. Uscire apertamente allo scoperto, a meno di due mesi dall’importante appuntamento, sarebbe un autogol che tutti vogliono evitare.

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