Decreto sviluppo fase due, al centro del provvedimento: economia digitale e start up

Il governo prepara il nuovo pacchetto per la crescita. Agenda digitale e nuove Srl tra le misure per rilanciare il Paese

Il Governo sta mettendo a punto le misure contenute nella seconda parte del decreto Sviluppo, che si sofferma in particolar modo sullo sviluppo di un’economia digitale, sulle start up e sulla Pmi.
In Italia, i piani per l’attuazione degli obiettivi di sviluppo dell’economia digitale definiti a livello comunitario con l’Agenda digitale per l’Europa (anno 2010) vanno a rilento. I buoni propositi non mancano, ma più che un’Agenda oggi forse si potrebbe definire un block notes. L’Agenzia che dovrebbe presiedere i lavori considerati all’unanimità strategici per lo sviluppo del Paese, che includono l’azzeramento del digital divide, lo sviluppo dell’e-commerce e la digitalizzazione della pubblica amministrazione attende ancora la nomina dei suoi vertici (e il toto-nomine è tutt’ora in corso).
Il governo intanto definisce in una bozza (anticipata da Il Sole 24 Ore) le misure che saranno inserite nel nuovo decreto rivolto alla crescita del Paese.

Digitale
Digitale è la parola magica. Preceduta da ‘Agenda’ e ‘Agenzia’, ‘cartella medica’, ‘firma’, ‘alfabetizzazione’, ‘comunicazione’ (con la pubblica amministrazione), dipinge a un Paese più efficiente, con maggiore occupazione e un impatto positivo diretto sul Pil. 
Per l’attuazione del programma previsto dall’Agenda europea, il ministero dello Sviluppo deve impegnarsi a colmare il digital divide che ancora penalizza l’Italia: entro il 2020 Passera vuole collegare il 100% dei cittadini a 30 Mbps e il 50% a 100 Mbps (la connessione alla banda ultralarga per ora copre soltanto il 10% del territorio nazionale).
Ma nel pacchetto non c’è solo la connessione, il piano del Governo punta inoltre allo sviluppo del commercio elettronico: si lavorerà anche nel miglioramento della sicurezza dei pagamenti informatici, che dovranno sostituire le attuali transazioni per l’erogazione dei servizi pubblici.
Infine c’è il capitolo dell’e-goverment. La riforma per la digitalizzazione della Pa ha reso disponibile sul web tutti i servizi, ma solo ma solo il 10,7% dei cittadini italiani ne usufruisce realmente. L’impegno del governo sarà quello di garantire la piena applicazione della riforma soprattutto nei settori chiave: giustizia, sanità e scuola. La “piena digitalizzazione dei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione”, il cosiddetto switch off, include l’adozione della frima digitale, che dovrebbe spazzare via i vecchi imprimatur degli uffici amministrativi. Servizi pubblici con moneta elettronica, carta di identità elettronica e portfolio digitale dello studente universitario sono le altre novità previste nel pacchetto. Rimane da sciogliere il “nodo” della copertura finanziaria: sarebbero da reperire 345 milioni.

Le nuove Srl
Nasce l’i-Srl, la Srl innovativa. La particolarità di questa nuova società a responsabilità limitata è che potrà costituirsi online, con una semplice comunicazione direttamente alla Camera di commercio. La bozza propone una serie di benefici nei primi 48 mesi di vita, tra i quali sospensione degli obblighi di ricapitalizzazione, possibili esenzioni dal divieto di offerta al pubblico di quote di nuova srl start up, accesso alle categorie di azioni previste dagli articoli 2348 e 2351 del codice civile. Per le start up potrà scattare la contabilità per cassa, fino a 5 milioni di fatturato, e non solo relativa al pagamento dell’Iva ma anche dell’Ires.
Alla formula dell’i-Srl, si aggiungono i provvediementi gia intrapresi per favorire l’imprenditorialità giovanile per le srl avviate da soci under 35. Entra infatti in vigore da oggi la norma che consente di dare vita a una Srl semplificata, che consente a chi ha meno di 35 anni di versare 1 solo euro come capitale sociale minimo, anziché 10 mila, come prevedono le regole per la Srl standard.

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