Decreto sulle sofferenze bancarie: cosa prevede

Cerchiamo insieme di comprendere meglio il decreto sulle sofferenze bancarie, perchè vista la crisi è bene esser preparati in caso di altri problemi

Da poco tempo abbiamo visto diverse banche che per salvare il proprio nome hanno effettuato prelievi forzosi nei conti di cittadini che hanno visto i propri risparmi sparire, con non poco sconforto e delusione nei confronti degli istituti di credito che sono poi sfociati in rivolte e manifestazioni di persone che non hanno più i loro depositi. Ma non è questo solo il problema, perché con questa situazione si temeva una diffidenza di massa nei confronti delle banche ed una relativa corsa al ritiro contanti di tutti i correntisti.

Dopo questi problemi il governo si è preso l’impegno di gestire la situazione, cercando delle regole per fermare soprattutto il panico che si è creato.
Lo scoglio più grande per i nostri politici è soprattutto come gestire le regole date dalla comunità europea che vieta di utilizzare aiuti di stato per rimborsare i correntisti, con la sola eccezione che l’istituto di credito abbia venduto più del 50% dei titoli junior.
Questo ha creato davvero molte critiche, perché alla fine delle leggi varate si ha un’unica certezza, lo stato in tutto questo trambusto è quello che è rimasto meno a rischio.

La garanzia sulle sofferenze è quella che sembra per l’Unione Europea e per lo Stato italiano la giusta soluzione per tutti i correntisti, sono in vendita quindi come una sorta di assicurazione dei propri risparmi. Per primo il ministro Padoan ha ammesso che il concetto di questo tipo di garanzia è davvero complesso, proviamo però a far capire in parole semplici di cosa si tratta, sono quote a prezzo di mercato che permetteranno in caso di fallimento di una banca di evitare la perdita del deposito potendo vendere il credito ad un’altra banca, si pensa anche che la quota tenderà ad aumentare negli anni, se la crisi continuerà ad essere ai massimi livelli.

Per quanto riguarda le quattro banche che hanno invece già dichiarato di non riuscire a ripagare i correntisti, si è deciso di cartolarizzare i crediti cedendoli svalutati al 18%.
Le quattro banche che sono: Banca Etruria, Carichieti, Cariferrara e Banca Marche si sono trovate nella situazione di dover cedere alla piattaforma di catalizzazione del debito la gestione delle loro situazioni aperte, per ora a questo acquisto hanno aderito Banca Popolare di Milano, Banca di Credito Popolare, Banca di Piacenza, Cassa di Risparmio di San Miniato e Banca Valsabbina, nella speranza che i correntisti che non hanno più i risparmi riescano a recuperarne almeno una parte.

Immagini: Depositphotos

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