Decreto Sostegni al rush finale, nodi Cashback e fisco

Draghi ha convocato oggi alle 17 i ministri di tutte le forze politiche per trovare, finalmente, un accordo

Vede il traguardo il Decreto Sostegni che si appresta a tagliare il traguardo non prima aver superato più di un ostacolo che, di fatto, sta rallentando la corsa di quella che è diventata una sorta di manovra-bis da 32 miliardi. 

Riflettori puntati sul Consiglio dei Ministri in programma per venerdì 19 marzo quando bisognerà sciogliere tutti i nodi, cercando la quadra che accontenti le diverse istanze della maxi maggioranza. Oltre alle incognite più squisitamente politiche si lavora ad un aspetto formale cercando di rendere il provvedimento – per quanto possibile – più snello con un testo che dovrebbe fermarsi sotto la soglia dei 50 articoli.

Si punta ad abbracciare tutte le attività economiche con un fatturato 2019 fino a 10 milioni e con perdite di fatturato pari al 33% nell’anno passato. Soglie che dovrebbero comprendere anche diverse partite Iva e professionisti (da avvocati a commercialisti) –inclusi quelli  che fanno capo alle gestioni separate.

Intanto, sul cashback va in scena il braccio di ferro tra Lega, in pressing per lo stop  “uno spreco, altro che lotta all’evasione e poi restituisce a chi già ha” e il muro dei 5 Stelle pronti a difendere una delle misure a timbro “contiano”, ex Premier e ora nuovo leader del Movimento.

C’è poi la questione, non meno complessa, del  cosiddetto magazzino fiscale.  Nel Decreto Sostegni ci sarà spazio per una norma che cancella tutte le cartelle esattoriali fino a 5 mila euro relative al periodo compreso tra il 2000 e il 2015.

“L’obiettivo è alleggerire il magazzino dell’Agenzia delle Entrate – ha spiegato il sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon – il provvedimento dovrebbe portare alla cancellazione di circa 61 milioni di cartelle che valgono un miliardo, consentendo così all’Agenzia di concentrare l’attività sulle pratiche effettivamente esigibili”. Lo stralcio fino a 5 mila euro consentirebbe di abbattere circa il 56% della giacenza del magazzino delle Entrate.

Prima però bisogna superare la resistenza dei fronte intransigente che alza il muro: “sarebbe un condono, non se ne parla”. 

 

 

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