Decreto Ristori bis, le categorie escluse dagli indennizzi

Fioristi, titolari di negozi di scarpe, liberi professionisti: le associazioni di categoria chiedono il diritto di ricevere gli aiuti dello Stato

Dopo l’esclusione di molti esercizi tra i codici Ateco indicati nella prima tranche di indennizzi del dl Ristori, con il Ristori bis entrato in Gazzetta Ufficiale ci sono state molte new entry (qui l’elenco dei nuovi codici Ateco ammessi) ma allo stesso modo sono rimaste fuori tante attività perché le risorse sono insufficienti.

Nel primo decreto, i principali beneficiari dei 2,4 miliardi per parziali indennizzi a fondo perduto predisposti dal governo sono stati bar, ristoranti, palestre, piscine, cinema e teatri, a cui il decreto Ristori bis ha aggiunto: ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto, aziende di bus turistici, lavanderie industriali, negozi di bomboniere, venditori di giochi pirotecnici, sexy shop e agenzie matrimoniali. Sono rimasti però esclusi tanti settori: dai fioristi ai negozi di scarpe, dagli agenti di commercio alle mense scolastiche e aziendali.

Dl Ristori bis, esclusi i fioristi

Nessun contributo è previsto nel decreto Ristori bis per i venditori di fiori. L’associazione di categoria Federfiori denuncia che sono “rimaste inascoltate: cadute a terra le nostre lettere al presidente del Consiglio dei ministri, scivolate nell’oblio le nostre comunicazioni al ministero delle Politiche gricole”. Il presidente Rosario Alfino dice che “già dal mese di ottobre, con la prima stretta, che prevedeva la limitazione a 30 invitati alle feste successive alle cerimonie, i fioristi hanno subito una grave perdita. I wedding planner sono stati ristorati, i fioristi no, nonostante oggi il 70% del fatturato della categoria provenga da allestimenti di matrimoni”.

Dl Ristori bis, esclusi i negozi di scarpe

Nessun ristoro per chi vende scarpe. Vittorio Ferrari, presidente Ascom Alessandria commenta così su La Stampa l’esclusione: “Ci troviamo davanti ad una vera beffa: i negozi di calzature per adulti, costretti a chiudere dall’ultimo Dpcm, sono inspiegabilmente esclusi dal DL Ristori. Per loro nessun contributo è previsto. Francamente non ci volevamo credere, pensavamo fosse una svista, ed invece è realtà: sfogliando il DL e tutti i codici Ateco delle attività che avranno diritto al ristoro, i negozi di scarpe non compaiono. E’ assurdo, irreale, irrispettoso. Noi non ci stiamo!”.

Dl Ristori bis, esclusi gli agenti di commercio

Il decreto Ristori dimentica agenti e rappresentanti di commercio della vendita a domicilio, una categoria di lavoratori che è limitata nella propria attività dalle ultime restrizioni anti contagio. Lo annuncia in una nota Univendita, la maggiore associazione di categoria del settore, che sottolinea la disparità di trattamento rispetto ai lavoratori inquadrati come “incaricati alla vendita” che operano nello stesso settore. “I rappresentanti di commercio della vendita a domicilio – spiega il presidente di Univendita Ciro Sinatra – non sono individuabili attraverso uno specifico codice ATECO, essendo chiamati a vendere un’ampia gamma di categorie merceologiche, ma al pari degli incaricati alla vendita diretta a domicilio, che hanno invece diritto al bonus, sono fortemente limitati nella propria attività lavorativa”.

Dl Ristori, esclusi professionisti ordinistici

Chiedono attenzione anche i professionisti ordinistici. “Torna l’emergenza Covid, ma non la memoria ai nostri governanti. Nei decreti dimenticati ancora ingegneri e architetti di libera professione” commenta in una nota Inarsind, il sindacato degli architetti e degli ingegneri liberi professionisti.
“Il criterio di risarcire solo le attività chiuse non tiene conto degli effetti delle limitazioni sugli studi professionali, formalmente aperti ma pesantemente penalizzati dalle restrizioni definite dal governo” conferma Carlo Ghirlanda, presidente dell’Andi (Associazione nazionale dentisti italiani).

Dl Ristori bis, escluse mense e distribuzione automatica

A causa dello smart working e della didattica a distanza, le mense scolastiche e aziendali, secondo Massimiliano Fabbro (presidente dell’associazione di categoria ANIR-Confindustria), stanno scontando “una flessione fino al 50% dei fatturati che mette a rischio migliaia di lavoratori”.
A veder calare gli incassi e a non veder alcun ristoro sono anche le aziende che gestiscono le macchinette del caffè e degli snack in scuole e uffici ma non solo. La perdita di consumazioni stimata da Confida, Associazione italiana distribuzione automatica, è superiore al 50% del fatturato: sono a rischio le 4mila imprese che in Italia danno lavoro a oltre 30mila persone con un indotto di altre 12mila.

Dl Ristori bis, escluse le scuole di lingue

Anche le scuole di lingue e i centri di certificazione linguistica sono stati esclusi dal decreto che assegna indennizzi a fondo perduto. Protesta l’Associazione italiana scuole di lingue (Aisli) che ha chiesto all’esecutivo Conte di evitare discriminazioni visto che il decreto Ristori-bis ricomprende le aziende con codice ATECO 855209 (Altra Formazione Culturale), ma non quelle con codice ATECO 855930 (Scuole e Corsi di Lingua), appunto.  “Assimilate ai centri di formazione che possono operare soltanto con una didattica a distanza non adeguata alla fascia di studenti più giovani che le frequentano – spiega l’Aisli – dimenticate dal Decreto ristori che non inserisce il codice Ateco a cui appartengono e con perdite di fatturato fino all’80%, le scuole di lingue sono vicine al collasso”.

Dl Ristori bis, esclusi atelier da sposa e artigiani della moda

Il 6 novembre, Federmoda CNA Nazionale che aveva inviato una lettera al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Economia per lanciare un “allarme rosso” sulla filiera della moda. “La situazione complessiva a livello mondiale ha ridotto mediamente gli acquisti del 50%. – si legge nel comunicato – La seconda ondata determina un ulteriore danno per la stagione invernale 2020/2021 e si ripercuoterà sulla prossima campagna vendita per l’anno 2021/2022: stiamo quindi parlando di quattro stagioni, che significano due anni di investimenti senza ritorno, con un calo di fatturato del 2020 che si stima dal 35% al 60%, un’ulteriore previsione sulla PE 2021 dal 50% al 70%”.

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Decreto Ristori bis, le categorie escluse dagli indennizzi