Decreto crescita in arrivo: ecco la bozza

Un Dl Crescita con misure di stimolo all'economia in vista del DEF di aprile: dovrà rivedere le stime e spiegare come evitare l'aumento IVA

Il governo, che ufficialmente continua ad escludere ipotesi di Manovra bis, prepara un Decreto Crescita che sarà con tutta probabilità al centro del prossimo DEF. Si continua a puntare su misure espansive, che stimolino la ripresa economica. Lo ha a più riprese annunciato il ministero dell’Economia, Giovanni Tria, e di fatto l’approvazione di un simile decreto conferma la direzione. Secondo le anticipazioni, il testo potrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri entro fine marzo.

Per quanto riguarda le misure attese nel decreto, si parla di un corposo pacchetto di stimolo agli investimenti e norme di sostegno al Made in Italy. Sono in tutto 8 i capitoli contenuti nella bozza del decreto legge crescita, visionato dall’Adnkronos, con cui il governo intende invertire la rotta dell’economia in Italia. Il provvedimento comprende, inoltre: interventi per semplificazione e promozione del sistema produttivo; interventi in materia di energia; misure per promuovere l’internazionalizzazione delle imprese e l’attrazione degli investimenti; programmazione e pianificazione degli investimenti; nuova finanza per l’impresa. Ecco, nel dettaglio, i punti più significativi della bozza:

Nuove risorse per il Fondo di garanzia per la prima casa – Il rifinanziamento ammonta a 200 milioni nel 2019. La norma prevede la riduzione degli accantonamenti a copertura del rischio passando dal 10% all’8% dell’importo garantito.

Bonus per la valorizzazione dell’edilizia – Le imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare che acquistano e, entro i successivi 10 anni, demoliscono e ricostruiscono l’edificio potranno beneficiare di diversi incentivi: una tantum di 200 euro per l’imposta di registro e le imposte ipotecaria e catastale; possibilità di variazione volumetrica e alienazione rispetto al fabbricato preesistente.

Stop sfruttamento Italian sounding – Pizzerie ‘Mafia’, magliette ‘Marina’, formaggi ‘Parma’. Arriva la stretta sulle parole che fanno pensare all’Italia, e che vengono utilizzate proprio per attirare possibili clienti. La norma mira a tutelare maggiormente i segni riconducibili alle forze dell’ordine e alle forze armate e i nomi di regioni e comuni. In particolare si vieta la registrazione di marchi d’impresa che contengano parole ‘italian sounding’ e, più in generale, di figure o segni lesivi dell’immagine o della reputazione dell’Italia.

Nasce marchio storico di interesse nazionale – Le persone fisiche o giuridiche con marchi d’impresa vecchi di almeno mezzo secolo, o per le quali sia possibile dimostrare l’uso continuativo da almeno cinquanta anni, si potranno iscrivere nell’apposito registro. Le aziende in crisi potranno essere aiutate dallo Stato, che scenderà in campo se le imprese si troveranno in difficoltà. L’intervento mira a disincentivare iniziative che prevedano la chiusura dei relativi stabilimenti produttivi con eventuale delocalizzazione all’estero. Le imprese dovranno cercare un acquirente per lo stabilimento in difficoltà e, nel caso di fallimento, il marchio sarà amministrato dallo Stato, per essere riassegnato.

Contributi ai comuni per energia e sviluppo sostenibili – ‘Contributi ai comuni per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile’ è il titolo di un articolo, contenuto nella bozza del decreto che consente al ministero dello Sviluppo economico di procede all’assegnazione automatica, in favore delle amministrazioni comunali, di contributi, nel limite massimo di 600 milioni di euro per l’anno 2019. Gli interventi e le forniture devono essere avviati entro il 15 ottobre 2019. Le risorse dovranno essere destinate alla realizzazione di progetti per: l’efficientamento dell’illuminazione pubblica; il risparmio energetico negli edifici di proprietà pubblica o destinati all’uso pubblico; l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Gli enti locali dovranno utilizzare le risorse anche per lo sviluppo territoriale sostenibile, ivi compresi interventi per l’adeguamento e la messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale, per l’abbattimento delle barriere architettoniche, nonché progetti in materia di mobilità sostenibile.

Nascita delle Sis – Nasce un nuovo tipo di veicolo societario: la Società di investimento semplice. Le Sis potranno investire esclusivamente in start up non quotate, e potranno beneficiare del vantaggio fiscale dell’esenzione dalle tasse dei redditi di capitale. Le nuove società si costituiscono con capitale fino a 25 milioni, raccolto presso investitori professionali o anche tramite business angels. La nuova forma giuridica, si legge nella norma, ha come ”oggetto esclusivo l’investimento collettivo del patrimonio raccolto in Pmi non quotate su mercati regolamentati”, che si trovano nella fase “di sperimentazione, di costituzione e di avvio dell’attività”. Dunque di startup.

Incentivi a imprese che si finanziano con obbligazioni – Incentivi in arrivo per le imprese che si finanziano attraverso canali alternativi, rispetto al tradizionale prestito bancario, come l’emissione di obbligazioni. La norma mira a sostenere progetti di sviluppo aziendale, un contenuto strategico per il sostegno alla crescita e alla competitività del Paese e da una rilevante dimensione finanziaria, caratterizzati da una soglia prevista da 2,5 a 10 milioni di euro. Le risorse destinate alla misura ammontano a 70 milioni di euro.

Piano per il Sud – Nasce il ‘Piano sviluppo e coesione’, da finanziare attraverso il ‘Fondo per la progettazione degli interventi infrastrutturali’. Il governo pensa a un intervento complessivo per aiutare il sud, che dovrebbe trovare spazio del decreto legge crescita. Nella bozza visionata dall’Adnkronos, si dedica un capitolo alla ‘Semplificazione ed efficientamento dei processi di programmazione, vigilanza ed attuazione degli interventi finanziati dal Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale e Fondo rotazione’. L’idea è quella di presentare al Cipe un unico piano operativo, con modalità di gestione e monitoraggio. Per finanziare l’operazione è prevista l’istituzione del Fondo per la progettazione degli interventi infrastrutturali’.

Più incentivi per le Zes – Gli incentivi pensati per le Zone economiche speciali non sono sufficienti; servono nuovi incentivi, da finanziare attraverso il ‘Piano grandi investimenti – Zes’, con una dotazione di 300 milioni nel biennio 2019-2020. La norma prevede l’attivazione di un apposito strumento finanziario che favorisca investimenti diretti, in forma di debito o di capitale di rischio, ovvero che consenta la sottoscrizione di quote di fondi di investimento o fondi di fondi o di altri veicoli previsti dalla normativa europea.

In collaborazione con Adnkronos

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