Debito pubblico e bail-in. Così la Germania mette le mani sul risparmio italiano

Pressioni tedesche anche su Draghi e la Bce

Davanti alla crisi delle banche riemerge la tentazione tedesca di ‘gestire’ i conti italiani, sia per quanto concerne il debito pubblico che le sofferenze bancarie.

BANCHE – Poco prima di Natale Lars Feld, economista tedesco vicino al ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, ha proposto un salvataggio generalizzato delle banche italiane, le cui sofferenze ammontano a 200 miliardi, con un maxi bail-in, taglio ai conti correnti sopra i 100mila euro, e piano di salvataggio in stile greco. Ma nella commissione europea circola anche una seconda proposta: l’Italia chiede aiuto all’Europa (quindi un salvataggio esterno) e viene attivato l’Esm, il meccanismo europeo di salvataggio. L’ Ue si fa carico di risolvere i problemi delle banche italiane a rischio, ma arriva la Troika – Unione europea, Banca centrale e Fondo monetario internazionale – che ci detterebbero la ricetta per uscire dalla crisi. Tradotto per i risparmiatori tutto questo vorrebbe dire ulteriori tasse.

“Prevedo un pieno bail-in – ha detto Feld in una intervista a Fubini sul Corriere della Sera -. I tagli alle obbligazioni e ai conti correnti sopra i 100mila euro dovranno aiutare a ristrutturare le banche, perché la Commissione Ue impedirà salvataggi da parte del governo o sussidi nascosti agli istituti. Non saranno permessi. Ma non credo che l’attuale situazione porterà necessariamente a una richiesta di aiuto al fondo salvataggi Esm. Non prevedo un contagio. In ogni caso, staremo a vedere”.

TITOLI DI STATO SUBORDINATI – Altro tema è quello proposto in agosto, e rispolverato negli ultimi giorni, per introdurre titoli di stato subordinati. Come le sfortunate obbligazioni delle quattro banche fallite, i titoli di stato italiani, in caso di intervento europeo, sarebbero azzerati, non rimborsati o rimborsati solo in parte. In pratica una sorta di bail-in di Stato. Si tratterebbe di titoli, che i governi emetterebbero a un rendimento superiore a quello degli altri bond, in quanto sconterebbero il rischio di mancato rimborso totale o parziale al verificarsi di determinati eventi. Insomma, sarebbe una sorta di salvataggio pubblico del bilancio statale a carico degli investitori.
L’ipotesi sarebbe una sciagura per paesi come l’Italia, se passasse, perché sancirebbe ufficialmente l’idea che gli stati dell’Eurozona potrebbero fallire. A quel punto, scatterebbe la corsa degli obbligazionisti ad acquistare solo i bond dei paesi considerati sicuri, come la Germania.

PRESSIONI SU DRAGHI – In un solo colpo, quindi, potrebbe essere annullato il beneficio apportato ai rendimenti sovrani dal “quantitative easing” della BCE.
E proprio sul governatore Mario Draghi si addensano le altre pressioni della Germania. La cancelliera lo ha ricevuto a Berlino in visita, venerdì scorso, mentre si moltiplicavano gli appelli dei deputati conservatori del suo stesso partito, affinché esplicitasse al numero uno dell’istituto il malessere dei tedeschi sulla politica monetaria ormai considerata troppo accomodante. Il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, spiegava i rischi di mantenere tassi così bassi a lungo e stimoli monetari ingenti, paventando il pericolo di arrivare alla stessa crisi finanziaria di questa fase in Cina.

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