Debito monstre e Brexit in stallo: il declino di BoJo

In arrivo tagli ai salari e aumento delle tasse? 

Sembra passato un secolo – invece era dicembre dello scorso anno – da quando il Premier britannico Johnson metteva a segno una vittoria a valanga ai danni dell’avversario Corbyn, leader del partito laburista, affermandosi come trionfatore assoluto.

Dal trionfo al tonfo? Quel giorno titoli dei giornali ed elogi erano tutti per lui, figura decisamente bizzarra e fuori dalle righe che però sembrava aver convinto i più di essere l’uomo giusto per traghettare il Regno Unito fuori dall’Europa. Peccato che poco tempo dopo, a rovinargli la festa ci ha pensato la pandemia che ha cambiato le carte della partita.

Non solo, infatti, le trattative vanno a rilento ma BoJo continua a perdere pezzi, con una vera e propria faida che si è consumata nelle scorse ore a Downing Street culminata con le dimissioni, o per meglio dire, il licenziamento di Dominic Cummings, artefice della campagna referendaria sulla Brexit quattro anni fa oltre che della vittoria elettorale di Johnson nel dicembre scorso, fatto fuori insieme al suo vice Lee Cain, 38 anni, ormai ex capo della comunicazione e spin doctor di Johnson, entrambi – pare – poco graditi alla fidanzata Johnson, Carrie Symonds, ex responsabile delle comunicazioni del Partito conservatore in passato, quindi conoscitrice dei meccanismi all’interno dei Tories.

Intanto, la scadenza del 31 dicembre – con Johnson che ha più volte escluso l’estensione del periodo di transizione – si avvicina a grandi passi con annesso pericolo di uscita No Deal, lo scenario peggiore.

I nodi da sciogliere sono sempre gli stessi:   diritti di pesca nelle acque britanniche; adeguamento normativo automatico a una serie di regole europee (che l’UE pretende. ma Londra rifiuta) su temi quali le tutele ambientali e lavorative o gli aiuti di Stato nell’ambito del cosiddetto ‘level playing field’, a garanzia di una concorrenza leale; individuazione di un organo giudiziario o arbitrale neutro per la risoluzione di future dispute bilaterali.

Ma i guai non finiscono qui visto che l’indebitamento del Regno Unito è salito a un record di 214,9 miliardi di sterline (286 miliardi di dollari) nei primi sette mesi dell’anno fiscale con il rapporto debito-PIL che ha sfondato quota del 100% per la prima volta dall’inizio degli anni ’60.

Panni decisamente scomodi quelli del Cancelliere dello Scacchiere Sunak, che, nei prossimi giorni,  dovrà alzare il velo sul  piano di sostegno per servizi pubblici e investimenti per il 2021: tagli ai salari e più tasse in vista? 

La strada, insomma, sembra tutta in salita e dal trionfo al declino, secondo molti, il passo potrebbero essere breve. Chiedere per dettagli a Donald Trump. 

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