Davos, lo scenario emerso dal World Economic Forum

I principali obiettivi posti dalla 50esima edizione del World Economic Forum che, entrato nella sua terza giornata, si concluderà venerdì prossimo a Davos

Un cambiamento epocale di paradigma del capitalismo sia manifatturiero che finanziario, da Shareholder a Stakeholder, e un impegno volto a contrastare il cambiamento climatico promuovendo una giusta transizione verso un’economia circolare e a zero emissioni. Sono questi i principali obiettivi posti dalla 50esima edizione del World Economic Forum che, entrato nella sua terza giornata, si concluderà venerdì prossimo a Davos.

“Stakeholders for a cohesive and sustainable world”, azionisti responsabili per un mondo coeso e sostenibile – questo il titolo scelto quest’anno per l’evento –  vede al centro delle discussioni il clima e l’ambiente con circa 3000 esponenti del mondo economico, politico, scientifico e culturale, tra cui 53 capi di Stato e di governo, provenienti da oltre 90 Paesi.

IL NUOVO PARADIGMA: DA SHAREHOLDER A STAKEHOLDER

Sottoscritto lo scorso agosto da 181 amministratori delegati di grandi aziende americane riunite nell’associazione Business Roundtable (un think tank di ceo nordamericani presieduta Jamie Dimon, numero uno di JpMorgan Chase), lo Stakeholder Capitalism, il capitalismo degli azionisti responsabili, è stato assurto a Leitmotiv del Wef. Il cambiamento di paradigma consiste nel fatto che la creazione di valore per gli azionisti non deve più essere l’unico fine delle aziende. Le imprese devono anche “investire nei loro dipendenti, proteggere l’ambiente, comportarsi correttamente ed eticamente con i fornitori, creare valore di lungo termine per gli azionisti”.

TRUMP VS GRETA

Nelle prime giornate i riflettori dell’evento sono stati puntati sugli interventi della giovanissima attivista svedese Greta Thunberg e del presidente americano Donald Trump. Se la Thunberg ha dato ampio tributo allo sviluppo sostenibile scelto come tema dominante Forum (l’allarme per il clima e per l’ambiente, l’urgenza di ridurre le emissioni di Co2 e di promuovere un’economia responsabile), Trump sul clima non è entrato troppo nel merito ignorando il dibattito sull’ambiente.

Dopo che l’attivista 17enne aveva affermato che “la casa è ancora in fiamme” chiedendo “a tutti i partecipanti del World Economic Forum, banche, istituzioni e governi di disinvestire subito e completamente dai carburanti fossili”, Trump ha liquidato il suo appello definendo lei e i suoi seguaci “perenni profeti di sventura” che prevedono “l’apocalisse”. Unica nota “verde” da parte di Trump è stata l’annuncio che gli Usa si uniranno anche all’iniziativa del World Economic Forum per piantare mille miliardi di alberi.

Il presidente americano si è poi concentrato sull’America First assicurando che che l’ “America torna a vincere” e  “il sogno americano è di nuovo qui, più grande, migliore e più forte che mai”. Affermazioni a supporto della quali Trump ha affermato che vi sono “7 milioni di nuovi posti di lavoro, i salari stanno salendo di nuovo e gli investimenti tornano”. Non è mancato da parte del presidente degli Stati Uniti un attacco alla Fed che “ha rialzato i tassi di interesse troppo in fretta e li ha tagliati troppo lentamente”. Tra le vittorie commerciali portate a casa dagli Usa Trump ha ricordato la firma del Trattato di libero scambio con Messico e Canada, il T-mec e la prima fase dell’intesa con la Cina sui dazi. Per quanto riguarda l’Europa Trump è si è detto pronto a imporre dazi sulle auto europee se non sarà raggiunto “un accordo equo e soddisfacente” con Bruxelles. Un concetto che ha avuto modo di ribadire nel colloquio con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.

LO SCENARIO EMERSO DAL SUMMIT

Metà del Pil mondiale dipende dalla natura e, se l’uomo continuerà a produrre con il business ulteriori danni all’ecosistema e alla biodiversità, un totale di 44mila miliardi di dollari in valore economico potrebbero venire meno. Questo l’allarme lanciato dal World Economic Forum in un rapporto, redatto in collaborazione con PwC Uk, che ha preso in considerazione diversi settori industriali in tutte le aree del mondo. 

Lo studio arriva alla conclusione che molti settori industriali, anche quelli più insospettabili, sono altamente dipendenti dall’ecosistema. Il settore delle costruzioni è esposto per 4mila miliardi di dollari, quello dell’agricoltura per 2.500 miliardi, delle bevande e degli alimenti per 1400 miliardi. Valori economici che, messi insieme, sono paragonabili all’intera ricchezza di una nazione come la Germania. Lo studio evidenzia che le attività umane hanno già fortemente alterato il 75% della terra e il 66% dell’ambiente marino. Circa il 25% delle piante e delle specie animali sono minacciate dalle azioni umane, milioni di specie si stano estinguendo e gli ecosistemi si sono danneggiati per il 47%. In termini di esposizione sono le economie più importanti a pagare il prezzo più alto con cifre che variano dai 2700 miliardi per la Cina, ai 2400 miliardi per l’Unione europea e 2100 miliardi per gli Usa.

Se, come emerge dalla consueta ricerca condotta da PwC su circa 1600 Ceo in 83 paesi del mondo, il Pil torna a essere il principale incubo dei Ceo mondiali, i manager italiani risultano tra i più fiduciosi nelle perfomance delle proprie aziende, almeno nel breve periodo. Tra le preoccupazioni del 2020 vi sono le incertezze politiche e geopolitiche, il fattore Brexit, i dazi e conflitti commerciali, l’eccessiva regolamentazione e le modifiche normative in arrivo nell’era digitale.

Secondo lo studio il 53% dei Ceo prevede una riduzione del tasso di crescita economica nel 2020. Un dato in aumento rispetto al 29% del 2019 e al 5% del 2018. Tornando all’Italia da Davos arriva la conferma che nel nostro Paese l’ascensore sociale è fermo. Per quanto riguarda la mobilità sociale l’Italia si colloca, infatti, al 34esimo posto in una classifica di 82 paesi e rischia di perdere le sfide dell’uguaglianza sociale, della tecnologia ma soprattutto della crescita economica.

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