Da gennaio stop a Qe, gli analisti: “Rischio catastrofe per l’Italia”

Conferma della fine degli acquisti netti di attività allo scadere dell’anno, ovvero il perno del programma di quantitative easing che ha portato all’acquisto di titoli per oltre 2600 miliardi di euro dal suo inizio nel marzo del 2015

Tutto come previsto nella riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) che ha deciso di fermare al prossimo 31 dicembre gli acquisti del Quantitative Easing, che erano progressivamente scesi fino a 15 miliardi mensili. Tuttavia l’Eurotower ha sottolineato l’intenzione di “rafforzare la forward guidance” sul re-investimento “in pieno” dei titoli acquistati, quando arriveranno a scadenza. Il reinvestimento andrà avanti “per un periodo prolungato di tempo anche dopo il rialzo dei tassi e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario”.

“Il Consiglio direttivo ribadisce la necessità di ricostruire i buffer fiscali, questo è particolarmente importante nei paesi in cui il debito pubblico è elevato e per il quale la piena adesione al Patto di stabilità e crescita è fondamentale per assicurare finanze sane”. Così il presidente della Bce Mario Draghi in conferenza stampa. Allo stesso modo, aggiunge, “l’attuazione trasparente e coerente del quadro di governance fiscale ed economica dell’Ue nel tempo e tra i vari paesi rimane essenziale per rafforzare la capacità di ripresa dell’economia della zona euro”. Inoltre, “migliorare il funzionamento dell’Unione economica e monetaria resta una priorità. Il Consiglio direttivo accoglie favorevolmente il lavoro in corso e sollecita ulteriori passi specifici e decisivi per completare l’unione bancaria e l’unione dei mercati dei capitali”.

Anche se “ci sarà tempo per fare valutazioni”, per Mario Draghi a un certo punto “il Quantitative Easing è stato il solo motore della ripresa, dimostrandosi cruciale nel ridurre il rischio del sistema bancario dell’Eurozona”, spiega il presidente della Bce che difende i risultati del programma di acquisti la cui fine è stata decisa dal Consiglio direttivo. Per i titoli comprati dalla Bce nel corso del QE, che termina a dicembre 2018, “i riacquisti – preannuncia – saranno effettuati nella stessa giurisdizione” del debito in scadenza, con una scelta basata sulla posizione di ciascun paese nella rivista ‘capital key’.

“Per trarre tutti i benefici dalle misure di politica monetaria – ha continuato Draghi -, altri settori della politica devono contribuire in modo più decisivo ad aumentare il potenziale di crescita a lungo termine e ridurre le vulnerabilità”.

L’attuazione delle riforme strutturali nei paesi dell’area dell’euro deve essere sostanzialmente rafforzata per aumentare la resilienza, ridurre la disoccupazione strutturale e aumentare la produttività e il potenziale di crescita della zona euro”, ha aggiunto. “In questo clima di grande incertezza – ha aggiunto – la nostra politica monetaria vuole deliberatamente mantenere la disponibilità di opzioni come un elemento dominante”.

E proprio sulle conseguenze della fine del QE sull’economia italiana, Claudio Grass, consulente finanziario, scrive nel suo blog: “L’ultima volta che l’Italia si è trovata vicino alla bancarotta, è stata salvata dalla decisione della BCE di lanciarsi in un decennio di politica monetaria espansiva e massicci acquisti di titoli di stato. Ora la BCE è ora pronta a fermare e invertire le misure che hanno facilitato questo ambiente favorevole che ha sostenuto l’intera economia europea dopo l’ultima recessione. Questo potrebbe rivelarsi catastrofico per l’Italia per via dell’aumento dei tassi di interesse per il rimborso del debito. Questa situazione non potrà che incidere sui principali programmi di spesa del governo. Senza un sostegno esterno, sistemico e ampio, il paese è destinato a lottare pesantemente nei prossimi anni”.

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