Cura-Italia: per quasi 5 milioni di autonomi indennità di 600 euro a marzo

"Se l'emergenza dovesse continuare li rifinanzieremo per aprile", dice la Ministra del Lavoro Catalfo. Ma il provvedimento sembra scontentare più di qualcuno degli interessati 

Mentre l’Italia continua a fronteggiare l’emergenza coronavirus sotto il punto di vista sanitario – in attesa del picco che secondo molti esperti è previsto in questi giorni ma rispetto al quale non c’è nessuna certezza – si continua a soffrire anche su un altro fronte, quello economico.

Milioni di lavoratori e settori in ginocchio, un Paese praticamente paralizzato da Nord a Sud. Anche per questo, nel presentare il decreto Cura Italia il Presidente del Consiglio Conte ha voluto dare un segnale forte e chiaro al Paese di sostegno e presenza dello Stato ma è sotto gli occhi di tutti che una crisi, inaspettata quanto drammatica come quella scoppiata quasi un mese fa, rischia di affondare definitivamente il nostro tessuto economico, già debole e danneggiato.  

Tra i più in ansia per lo stop forzato delle attività, senza dubbio, la platea di autonomi e Partite IVA, da sempre al minimo in fatto di diritti e tutele, tanto che nei giorni scorsi è andato in scena un duro braccio di ferro sulla misura che li riguarda: la formula inizialmente “una tantum” per i  600 euro introdotti nel decreto, non è affatto piaciuta tanto che l’esecutivo è dovuto correre immediatamente ai ripari. Sono previsti per il mese corrente, marzo, ma  viene già dato per scontato che arriveranno anche ad aprile. Mese per mese, se ce ne sarà la necessità, si sono affrettate a chiarire fonti di governo dopo una “rivolta” degli interessati.

Proprio questa mattina, la Ministra del Lavoro Catalfo ha precisato ancora una volta che “i 600 euro sono mensili, quelli stanziati in questo decreto sono per marzo. Se l’emergenza dovesse continuare li rifinanzieremo per aprile. Quanto alle categorie che restano fuori, le loro casse hanno dei meccanismi di intervento”. Riferimento agli esclusi dal provvedimento, i professionisti iscritti agli albi che dovranno dunque rivolgersi alle rispettive Casse di riferimento.

In arrivo, dunque, l’indennità di 600 euro per una platea di oltre 4,8 milioni di lavoratori per contenere l’impatto negativo del coronavirus sull’attività lavorativa. Coinvolti liberi professionisti con partita Iva, titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla gestione separata, commercianti, artigiani, lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, operai agricoli e lavoratori dello spettacolo.

Un provvedimento però che non ha affatto entusiasmato. Anzi. Portavoce del malcontento, Giuseppe Palmisano, presidente dell’Associazione Partite Iva Insieme per cambiare, intervenuto ai microfoni della trasmissione “Cosa succede in città” condotta da Emanuela Valente su Radio Cusano Campus .

“E’ ovvio essere arrabbiati dopo questo decreto -ha affermato, Oggi il Cura Italia di tutto parla tranne che di cura reale. Chi non lavora prende il reddito di cittadinanza e percepisce 7-800 euro al mese, noi che abbiamo sempre lavorato e fatto da motore del sistema economico italiano oggi ci ritroviamo a prendere 600 euro. Ma attenzione, ancora non si sa bene neanche chi li prenderà questi 600 euro. Se il decreto vale solo per questi 2 settimane può anche andare bene, però se il decreto rimane questo mi spiegate come può ripartire l’economia? Se non fanno un secondo tassello entro 15 giorni il mondo dell’economia crollerà letteralmente”.

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