Il crollo delle Borse e l’Europa che ansima

Spagna, Portogallo e Grecia sono gli anelli deboli, ma il problema è strutturale

I timori sul rischio debito pubblico di Spagna e Portogallo hanno messo sotto pressione le Borse di tutto il mondo. Un’ondata di vendite non inattesa. Da alcuni giorni, analisti e osservatori erano preoccupati per il crescente deficit dei due Paesi iberici, memori anche del precedente default greco.

Dopo il nuovo tsunami finanziario è d’obbligo una domanda: è venuto il momento di ripianare i conti pubblici?. E ciò darà nuova fiducia ai mercati?

Ma vediamo come stanno le cose.
L’anno scorso il debito spagnolo è salito al 55,2% del Pil e arriverà al 74,3% nel 2012, mentre il deficit nel 2009 è volato all’11,4% e il governo punta a riportarlo sotto il 3% nel 2013.
Ma – è proprio questo il punto – per farlo ci sarà un bagno di sangue: taglio della spesa sociale e aumento dell’età pensionabile.

Un altro indicatore è costituito dagli interessi sui titoli di Stato: più sono alti (favorendo magari il piccolo risparmiatore) e più rivelano il malessere dei conti pubblici. Quelli spagnoli, portoghesi e greci rendono in modo sproporzionato rispetto al Bund tedesco, metro di paragone in quanto la Germania è ritenuta il Paese virtuoso di Eurozona. Lo spread (la differenza di rendimento) è sui 100 punti base in Spagna, 160 in Portogallo e addirittura 350 in Grecia: un risparmiatore tedesco porta a casa in interessi sui suoi titolidi Stato meno di un terzo di quanto guadagna un greco. Per inciso, anche in Italia ci aggiriamo sui 100 punti base di spread.

Secondo alcuni analisti, il problema è strutturale. L’Europa sembra avere il respiro corto rispetto alla ripresa che verrà (forse) e sta scontando una graduale emerginazione dai giri che contano. Le previsioni di crescita per Eurozona sono deprimenti se paragonate a quelle dei nuovi protagonisti dell’economia mondiale: per il 2010 si prevede un +0.9%, insignificante rispetto al +10 cinese, al +7 indiano, al +4,8 brasiliano e perfino al +4,4% Usa.
Nonostante le recenti tensioni, il nuovo ordine mondiale sembra sempre più una faccenda tra Usa e Cina: il G2.
Così i mercati non credono più all’Europa.

Che fare? Tutti concordano nell’indicare la necessità di una maggiore integrazione continentale, la creazione di un”sistema Europa” che sappia rispondere coeso sia alle sollecitazioni dei mercati, sia a quelle politiche. Purtroppo nulla del genere si intravede all’orizzonte.

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