Crolli e frane in Italia: dal 1960 a oggi conto salatissimo da 240 miliardi di euro

E' a rischio il 91% dei comuni italiani e oltre 3 milioni di nuclei familiari risiedono in aree ad alta vulnerabilità pari a circa 7 milioni di persone

(Teleborsa) Dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova che ha causato la morte di ben 43 persone lo scorso 14 agosto, cresce l’allerta in Italia.E’ a rischio il 91% dei comuni italiani (88% nel 2015) e oltre 3 milioni di nuclei familiari risiedono in queste aree ad alta vulnerabilità pari a oltre 7 milioni di persone. Dal 1960 a oggi conto salatissimo da 240 miliardi di euro”. Lo dice il centro studi Confcooperative rielaborando dati fonte ISPRA.

“Le industrie e i servizi posizionati in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata sono quasi 83 mila, con oltre 217 mila addetti esposti a rischio. Il numero maggiore di edifici a rischio – si legge ancora nella nota – si trova in Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Al pericolo inondazione, sempre nello scenario medio, si trovano invece esposte ben 600 mila unità  locali di impresa (12,4% del totale) con oltre 2 milioni di addetti ai lavori, in particolare nelle regioni Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria dove il rischio e’ maggiore”.

“Minacciato anche il patrimonio culturale italiano. I dati dell’ISPRA individuano nelle aree franabili quasi 38 mila beni culturali, dei quali oltre 11 mila ubicati in zone a pericolosità da frana elevata e molto elevata, mentre sfiorano i 40 mila i monumenti a rischio inondazione nello scenario a scarsa probabilità di accadimento o relativo a eventi estremi; di questi più di 31 mila si trovano in zone potenzialmente allagabili anche nello scenario a media probabilità. Per la salvaguardia dei Beni Culturali, è importante stimare il rischio anche per lo scenario meno probabile, tenuto conto che, in caso di evento, i danni prodotti al patrimonio culturale sarebbero inestimabili e irreversibili”.

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