Innovazione, una bussola per la ripresa – Non ci sarà la fine del capitalismo e del mercato, solo una trasformazione. Gli investimenti andranno avanti, puntando sulle tecnologie verdi

Non ci sarà la fine del capitalismo e del mercato, solo una trasformazione. Gli investimenti andranno avanti, puntando sulle tecnologie verdi

 

Soffia il vento della crisi. Quella finanziaria sicuramente. Quella reale sui media. Perché se è innegabile il rallentamento delle economia globali, la recessione è ancora il lista d’attesa. Gli stessi Usa, epicentro del terremoto finanziario, non hanno ancora imboccato la strada della crescita negativa.
In ogni caso, che sia recessione o depressione, non ci sarà la fine del capitalismo. Questo è certo. Tutti i disastri e gli shock economici hanno cambiato il business, ma non la propensione all’accumulo di denaro e alla ricerca di profitto.

Le crisi hanno spesso anche risvolti positivi. Pongono fine alle storture, accelerano i processi di mutamento. I titoli spazzatura dovrebbero scomparire e le banche tornare alla loro vocazione originaria. Non male, visto che, secondo l’Economist, il volume degli strumenti finanziari derivati oggi in circolazione supera di 11 volte quello del Prodotto interno lordo mondiale.

Si dice pure che si tornerà all’economia reale. E questo cambiamento passerà attraverso la via dell’innovazione tecnologia e dello sviluppo eco-sostenibile. Venture capitalist e imprese si stanno già muovendo con grossi investimenti. In California si parla già di Staminal Valley. Dopo un referendum che ha superato i veti posti dall’amministrazione Bush, è stato sbloccato un finanziamento pubblico di 3 miliardi di dollari che insieme ai capitali privati dovrebbero favorire la crescita di start up nate dalla collaborazione tra industrie biofarmatecnologiche, nano tecnologiche e informatiche.
Pure in Europa, le aziende verdi hanno i numeri per sfondare e per fare da traino al possibile “Rinascimento” economico. L’esempio arriva dalla vicina Germania, dove da tempo pubblico e privato investono nelle tecnologie sostenibili. Dall’inizio dell’anno a oggi, mentre l’indice di borsa ha perso il 43,6%, tra i pochi titoli che hanno retto l’impatto dello schock finanziario, sono quelli di due aziende attive nel settore del fotovoltaico: la Repower System (+ 53,70%) e la Ersol Solar (+43,62%).

Segnali. Indicatori inequivocabili da dove prenderà forma la prossima ripresa. Ed è la storia recente ad dire che la tecnologia è la risposta – vincente – alle grandi crisi dell’occidente industriale. Lo shock petrolifero degli anni ’70 mise in ginocchio l’industria automobilistica americana, ma diede un impulso decisivo a quella giapponese, impegnata nello sviluppo di motori più piccoli ed efficienti. E oggi la storia si ripete. La Toyota con i propri motori ibridi ha accumulato un prezioso vantaggio competitivo sulle auto del futuro che, secondo un rapporto Ibm, entro il 2020 saranno solamente elettriche.
Altro esempio: la crisi finanziaria del 1987 trovò sbocco nell’ascesa della Silicon Valley e nell’informatica. Successivamente fu la bolla del 2000 a produrre una sensibile selezione, tra iniziative reali, industriali, e azzardate scommesse finanziarie.

Insomma la sfida è aperta. Sicuramente difficile, ma le occasioni per investimenti che facciano perno sulla voglia di “fare impresa” ci sono. Sarebbe un peccato che un irrazionale panico facesse perdere l’appuntamento con il futuro.

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